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martedì, settembre 30, 2003
 
Finalmente, su istigazione dell'amico Fede MC, sono tornato al cinema, addirittura al nuovo Lumiére (nuova sede, vecchi vizi: proiezione in Dvd non annunciata...). Il film in questione è Chaos di Hideo Nakata, o Nakata Hideo, come direbbero i veri orientalisti. Un bel thriller old school per essere buoni, il solito thriller scolastico, se si vuole essere cattivi. Con molto Hitchcock, come si insegna a scuola: lei, bellissima, dice a lui, povero gonzo Bovinelli tuttofare: rapiscimi per finta, ché voglio testare quanto mi ama mio marito. Ah, il tuttofare in questione non è l'amante. Le cose si complicano quando lui la trova morta, ma, che strano!, in città gira una donna del tutto identica alla finta rapita... Non vado oltre, perché il film merita di essere visto da chi ama il genere, ma non solo. La tensione regge quasi fino in fondo, anche grazie all'uso di ambientazioni che più quotidiane e anonime non si potrebbe. E il disorientamento per la trama funziona più che bene. Il regista è lo stesso di quel Ringu ripreso dal virtuoso Verbinski. Peccato solo per quei quattro finali, ne sarebbe bastato uno o al massimo due... p.
postato da secondavisione | 12:53 | commenti (2)


giovedì, settembre 25, 2003
 

È bello non avere quasi una mazza da fare: altri film visti in questi entusiasmanti giorni milanesi. Sono riuscito a recuperare un film che a Bologna penso sia rimasto in sala dai 15 ai 26 minuti In Hell di Ringo Lam. Ringo Lam, a chi non dicesse niente il nome, era uno di quei registi rapiti da Hong Kong dopo l’esplosione del fenomeno americano “facciamo anche noi film con uno che tiene due pistole in mano, spara al rallenti circondato da piccioni che svolazzano”. Era famoso soprattutto per aver realizzato City On Fire da cui pare Tarantino abbia preso la struttura narrativa de Le Iene. In America realizza due puttanate ad alto budget con Van Damme che non portano i soldi sperati e, insieme al povero attore, finisce in un semi oblio (salvo a Hong Kong dove ogni tanto un filmettino ce lo fanno fare). Per realizzare questo film però la casa di produzione ha affidato al regista un gruzzoletto niente male: 30 euro circa. O almeno è quello che sembra aver speso per girare In Hell.

La storia è… come dire… piuttosto semplice. Van Damme e sua moglie sono due americani in Russia per motivi di lavoro. Uno uccide la moglie a Van Damme ma non va dentro perché è uno della mafia russa. Van Damme, omino ligio alle regole ma innamorato a bestia di sua mogli,si farà giustizia da solo e finirà in carcere. Il carcere è ovviamente l’inferno del titolo: regime da dittatura cilena, omaccioni tatuati che non aspettano altro che ti cada la saponetta, ore d’aria pericolosissime, secondini che ti sbattono in isolamento appena un loro protetto tenta di menarti, ecc… Insomma ci siamo capiti. Poi però ci sono delle giornate dove si svolgono degli incontri tra detenuti fatti apposta per sollazzare il direttore della prigione (che beve sempre Whisky ed è circondato da puttanone varie). Van Damme, viene subito preso di mira dai peggio maragli dell’intera Russia, ma sul ring della prigione troverà il modo di vendicarsi. Un film clamorosamente violento, cupissimo, povero e volutamente sciatto. Con i soldi a disposizione la regia di Lam si limita a fare il possibile, ma mantiene sempre una concretezza e una pesantezza invidiabile. Van Damme è un uomo distrutto fisicamente: grasso, gonfio, tarchiatello e pettinato malissimo. Invece di fare il suo solito personaggio interpreta uno sfigato devastato dagli eventi e travolto da un’ondata di violenza per lui inimmaginabile. I personaggi di contorno (il film si avvale di attori penso cecoslovacchi) sono i peggio ceffi da bar di periferia che vi possano venire in mente. Preoccupantemente credibili. Il film trasuda un senso di sconfitta, di sporcizia, di disperazione quasi palpabile. Non c’è gloria nella violenza. Né tantomeno spettacolarità o intrattenimento. È solo ed unicamente inevitabile. La condizione naturale di uomini abbietti e schifosi. Nella regia di Lam, gli incontri nella prigione hanno la stessa classe che potrebbe avere una rissa fuori da un localaccio di Ostia. Se il film viene visto sotto quest’ottica risulta essere quantomeno un film onesto ed in qualche modo addirittura bello nella sua urgenza. Da segnalare due tagli nella versione italiana veramente fatti con l’accetta. Tipo quelli che opera Mediaste sui film horror. Van Damme le prende di brutto da un tipo. Si capisce che sta per reagire. Taglio. Van damme ha la bocca insanguinata e il tipo è inspiegabilemnte morto a terra con la gola aperta. Veramente una roba da denuncia. Comunque non un gran film, ma sicuramente la prova che Lam non è uno da sottovalutare. Sembra comunque che in assenza di budget se la cavi meglio del previsto e dei suoi precedenti americani. Per gli interessati da recuperare.

Teminator 3: un’ora e quaranta di puro intrattenimento più che divertente ma, per gli amanti della saga, vagamente inutili. Ottimo il finale, la sequenza dell’inseguimento all’incirca metà film e qualche buona intuizione di sceneggiatura. Per il resto routine d’alto livello preconfezionata da Mr. Ciccio Formaggio Jonathan Mostow. Si respira aria da serie B in un contenitore esagerato. Non nocivo, ma forse inutile. Comunque un sei e mezzo se lo porta degnamente a casa. Era lecito aspettarsi di più? Non mi dilungo che sul prossimo numero di Zero in Condotta esce un mio pezzo più dettagliato e il nostro DT magari se incazza.

Velocità Massima di Daniele Vicari. Me l’ero perso alla sua uscita anche se i commento che avevo sentito erano più che convincenti. La storia di due ragazzi, Stefano e Claudio, all’interno dell’ambiente delle corse clandestine d’auto a Roma. Un buon film, realizzato con delle idee molto chiare e con una buona regia. Qualche caduta di tono nelle scene d’amore tra Claudio e la sua ragazza, ma nel complesso decisamente convincente. Mastandrea impeccabile anche se, ovviamente fa la parte che deve fare (ragazzo di borgata, meccanico, invasato d’auto, povero e ignorante, ma d’alti valori morali tipo l’amicizia prima delle donne che quelle “c’avranno si la fregna ma vuoi mettè con na bira con n’amico?”). Le sequenze delle corse sono, per essere realizzate in Italia, più che soddisfacenti ed estremamente dinamiche (pur rimanendo distanti anni luce da un’idea Fast and Furious della velocità), ma è l’attenzione quasi antropologica dedicata all’ambiente delle corse clandestine che mi sembra essere la cosa più interessante del film. Il quadro della situazione già a metà film è più che chiaro e i personaggi, anche quelli di contorno vedi per esempio l’agghiacciante Fischio) hanno uno spessore invidiabile. In più l’amore dei personaggi per le macchine e per tutta una serie di oggetti a loro correlati viene resa in maniera strepitosa. Quando in profondità di campo fa il suo ingresso una macchina già hai capito chi sta per entrare in scena e in alcuni casi i personaggi sembrano essere solo estensioni dei loro veicoli o, ancora peggio, scompaiono, di fronte alle cromature nuove fatte alle loro auto. Per me un film validissimo, sicuramente tra i migliori dell’anno passato tra quelli italiani.

La Maledizione della Prima Luna di Gore Verbinski Che ve devo dì. È bello non avere quasi niente da fare. Ci si può andare a vedere dei film così e alla fine non uscire neanche tanto schifati. Ottimo ritmo e Deep in forma strepitosa. Magari non mi comperò il singolo di Dj Francesco, però manco mi ha fatto cagare. Per essere un prodotto Disney si prende anche qualche inaspettata libertà (sia chiaro: sangue se ne vede uno schizzo in tutto il film anche se non fanno altre che a spadate) e, per il pubblico per il quale è pensato, non sarà certo una delusione. Deep comunque, lo ripeto tiene da solo su il film, con una interpretazione veramente divertente Va beh…tipo 5 meno, ma dato con un sorriso di benevelonza. Poi pensare che a Verbinski affidino remake di ottimi film giapponesi e film ispirati a un attrazione di Disney World può fare incazzare, ma è un altro discorso.

Ci sarebbe anche Codisce Swordfish, ma è talmente una puttanata da non meritare neanche mezza riga. Giusto le tette di Halle Berry (tra l’altro buttate li a casaccio).

Ma arriviamo al sondaggione della settimana: ma secondo voi, così, in generale, è meglio Stefano Accorsi o Valerio Mastandrea. Non chi vi sta più sulle palle o trovate più accettabile o carino: chi tra i due è più bravo come attore? Fateci sapere.


Fede MC
postato da secondavisione | 22:31 | commenti (12)


martedì, settembre 23, 2003
 
"Non c'è differenza tra droghe pesanti e droghe leggere"
Forse hanno beccato Micciché che si tirava su per il naso l'afgano nero di Taradash.
postato da secondavisione | 10:51 | commenti


lunedì, settembre 22, 2003
 

Aggiorno con un po’ di visioni, che è tanto che non trovo il tempo, ma i film visti sono sempre tanti.

 

 

 

 

 

Hulk, Ang Lee, Usa, 2002

 

 

 

 

 

 Inutile dire che il fumetto mi piaceva un botto, che anche il telefilm non era niente male e che, soprattutto, a me Ang Lee mi sta sulle palle. La sensazione è che il sempre meno personale, ma sempre più spocchioso, Lee abbia voluto distanziarsi dagli altri film tratti dai comics per realizzare un film d’azione “alto” e non la sola robetta con uno in calzamaglia che fa a mazzate contro dei cattivoni. Ang Lee quindi, non preoccupandosi minimamente di leggere manco il riassunto di un numero a fumetti del Golia Verde, arriva e fa un po’ come cazzo gli pare…tipo nella Casa delle Libertà. Realizza un film estremamente e forzatamente lungo, nella speranza di riuscire a realizzare qualcosa che si differenzi dal solito intrattenimento fracassone dei film tratti dai fumetti Marvel, ma sbaglia in pieno quasi tutte le mosse. Le origine dell’eroe sono completamente tradite per evidenziare un conflitto padre/figlio che esploderà (letteralemte) nel finale dopo una sequenza visivamente agghiacciante, ma che vorrebbe richiamare il teatro d’avanguardia. Le dinamiche narrative messe in scena da Lee sembrano veramente forzate, anche a causa di attori decisamente fuori parte o apparentemente scarsi, e danno l’idea di essere state messe li un tanto al chilo per dare l’impressione di un film colto o che, tra le righe (con interlinea 44) dice qualcos’altro.Ci si emoziona poco, ci si annoia molto di più. Ci si indegna anche un po’ quando si realizza che Hulk assomiglia a Shreck, che quando vede la sua bella smette di essere cattivo per assumere l’espressione facciale del Tenerone ( Bene contro Male: Vince l’Amore!!!) e soprattutto quando, senza il minimo senso dell’umorismo, combatte contro un barboncino mutante gigante. Non è ovviamente una questione di fedeltà al fumetto, ma mi sembra che l’intenzione di Lee di mutare la storia di Hulk sia un completo fallimento. Il contentino per i fans del fumetto è dato dall’apparizione piuttosto triste di Stan Lee e Lou Ferrigno all’inizio del film e dal frazionamento del fotogramma in più quadri a richiamare la costruzione della tavola del fumetto. Se il giochino risulta interessante le prime tre volte, dopo un po’ non se ne può più… Sembra poi che Lee, non riuscendo a gestire la sua materia narrativa alta, ci ripensi, e a metà strada inserisca riferimenti visivi al fumetto per ricordarci che alla fine è sempre roba da bambini.

 

 

Sembra impensabile che Ang Lee abbia fatto Tempesta di Ghiaccio

 

 

 

 

 

 

 

 

The Big One, Micheal Moore, Usa,

 

 

 

 

 

Realizzato dopo Canadian Bacon, è il resoconto di una tournee di Moore attraverso tutta l’America per la presentazione del suo libro Ridimensiona questo, dedicato al problema del lavoro e del licenziamento in America. Si ride molto grazie all’umorismo di Moore , ma la sensazione è nel complesso devastante. Moore, alterna le riprese delle sue conferenze ai suoi famosi blitz all’interno delle industrie o aziende che denuncia nel libro: consegna coraggiosamente assegni enormi (tipo quelli che si vedono nelle manifestazioni pubbliche in Usa) di 80 centesimi di Dollaro a quelle compagnie che chiudono intere filiali per trasferirsi in Messico. (gli 80 cent servono “per pagare la prima ora di lavoro del primo messicano che sfrutterete), parla con il presidente della Nike (un uomo semplicemente orrendo) che candidamente ammette di far lavorare ragazzi 14 anni in Indonesia e… non se ne vergogna, lo trova una cosa normale, incontra gente che quando era in carcere, lavorava per compagnie aeree, prenotando voli via telefono (un carcerato viene pagato meno di un messicano)… Insomma come sempre nei film di Moore, scavando anche solo superficialmente, viene fuori il peggio che si possa immaginare…Il tutto è mostrato in moo piuttosto distaccato non scivolando quasi mai nel facilone. Da recuperare e da vedere.

 

 

 

 

 

 

 

 

Cabin Fever, Eli Roth, Usa, 2003

 

 

 

 

 

Cinque giovani deficenti, due coppie e uno che vince il premio “il più deficiente tra il mio gruppo”, vanno in vacanza in un cottage in una foresta isolata. Una malattia contagiosa e schifosissima (che procura non poco sangue) è li ad attenderli. Eli Roth, già al lavoro con la Troma e collaboratore di Lynch, realizza un Horror in perfetto stile rilettura anni ’70., giocando su atmosfere, temi e situazioni cari alla nascita del New Horror. Le Colline Hanno Gli Occhi, La Casa, Non Aprite Quella Porta, La Notte dei Morti Viventi, gli esordi di Cronenberg, sensazioni Lynchiane, infilati a forza in un contenitore impazzito capace, pur anteponendo al film una dose enorme di divertita e anarchia pazzia, di mantenere la tensione e spaventare. Politicamente più che scorretto, preoccupantemente malato, infarcito di scene terribilmente truculente e con un quantitativo impressionante di emoglobina, Cabin Fever riesce a fare quello che molti altri film (28 Giorni Dopo, Jeepers Creepers, …) non sono riusciti a fare: riprendere e aggiornare in modo personale un periodo della cinematografia horror che sembra ormai irripetibile. Paradossalmente sembra di rintracciare in questo film così programmaticamente “vecchio”, una nuova spinta per il genere. Da antologia la sequenza in cui un maniaco gioca a bowling utilizzando al posto della palla parti umane. Da tempo non mi divertivo così al cinema guardando un horror.

 

 

 

 

 

 

 

 

Undisputed, Walter Hill, Usa, 2002

 

 

 

 

 

In un carcere di massima sicurezza sperduto tra le montagne, c’è un campionato semi clandestino di pugliato. Wesley Snipes, dentro per omicidio, è il campione imbattuto di questo torneo. Il campione del mondo dei pesi massimi, una bestia enorme e violentissima (Ving “Marcellus Fallace” Rhames), finisce in quel carcere dopo un’accusa di stupro da parte di una ragazzina (quiz dell’anno: chi mai ci ricorderà?). Inevitabilmente i due, sotto l’occhio vigile di un vecchio mafioso appassionato di boxe, si incontreranno per stabilire chi sia il vero campione. Hill, ormai senza una lira, riesce a realizzare un film appassionantissimo e a tratti bellissimo, mescolando il prison movie più classico ai film sulla boxe. La serie B al meglio delle sue possibilità (sicuramente anche con le sue limitazioni), con alla macchina da presa un Autore che non ha perso lucidità e cattiveria e che ha ancora molto da dire sul cinema d’azione. Vedetevi l’incontro finale e scrivete una lettera di ringraziamenti a Walter Hill. A tratti epico. E noi che ci dobbiamo ciucciare roba tipo Hulk…Ang Lee: ma ritirati., vah…

 

 

 

 

 

 

 

 

Domani me tocca Terminator 3 e non sono molto ottimista…

 

 

FEDEmc

 

 

postato da secondavisione | 22:35 | commenti (3)


martedì, settembre 16, 2003
 
Questo post non c'entra molto con il cinema, ma è una cosa che mi gira per la testa da un po' e la vorrei condividere con voi, amici lettori.
Sabato pomeriggio ho timbrato il mio cartellino di giovane e sono stato all'AntiMtvDay. Lì incontro in un colpo solo metà Polaroid e Inkiostro, e prima di andarmene intravedo Valido, quindi vado a cena con un altro dei partecipanti a secondavisione. Il pomeriggio dopo ci sentiamo con adayinthelife, non riesco a incontrare il Talebano Americano, ma telefono per fare gli auguri al Blogger della Domenica.
Ora, la mia domanda è: non faremmo prima ad affittare un muro sotto il ponte di via Libia e lasciare lì dei post-it con i nostri messaggini? p.
postato da secondavisione | 15:52 | commenti (4)


giovedì, settembre 11, 2003
 

Mi annoio. Sfoglio Panorama e trovo questa splendida intervista a Aurelione De Laurentis...

...E torniamo alle amate sponde italiane, anche qui i progetti sono molti.

Sto registrando la musica con i Feel Good per l'opera prima digitale di Franco Bertini, Frankinait. Abbiamo appena finito di girare Barzellette di Carlo Vanzina con Gigi Proietti, un'impresa che volevo affrontare da trent'anni: ma sceneggiare le storielle e molto difficile e costoso. L'8 settembre comincia a Santorini Che ne sara di noi? a cui tengo molto. Venne a parlarmenre a Londra Silvio Muccino: "Tu lo faresti un film sul viaggio dopo la maturità?" Lo ha scritto e lo dirige Giovanni Veronesi, prima di affrontare ilo suo Manuale d'Amore da un soggetto di Vincenzo Cerami...

Non ci resta che Natale in India

Ma che cosa vogliamo dire? L'insostiyuibile Neri Parenti ha battuto il primo ciak a Bologna in questi giorni. Poi andremo a girare nel Rajasthan: regge di maharaja, grandi cacce alla tigre, polo con gli elefanti, musiche di Panjabi e Zambrini mescolate insieme... Le nostre storie di Natale hanno sempre spunti fortissimi (si alza e racconta sempre più divertito): il film inizia 16 anni prima, vediamo 2 personalità contrapposte, da una parte un giudice che pratica lo zen, ama l'Oriente, il karma, la spiritualità... non usa il telefonino, non fuma; dall'altra un rumoroso casinaro romano del generone che mangia carne rossa, guida la Ferrari e le moto roboanti, vestito come Valentino Rossi. Il caso fa si che le due mogli partoriscano nella stessa clinica e per un attimo, complice un black out, si sospetta uno scambio di neonati. Stacco: 2003, siamo sotto Natale. Per una serie di coincidenze tutti si trovano nel Rajhastan, C'è anche Enzo Salvi naturalmente, che quest'anno ha un personaggio straordianrio, un rapper cattivissimo alla Eminem, che riempie gli stadi e si chiama Vomito. E' in India per ispirarsi, ma appena arriva dà un calcio nel didietro a una vacca sacra e... Hai voglia a fare film, sfido chiunque a scrivere in sei mesi storie così poderose.

L'intervista finsce così. Giuro. Mi deprimo.

FEDEmc

postato da secondavisione | 11:48 | commenti (4)


mercoledì, settembre 10, 2003
 
Dispiace insozzare questo blog dopo la gloriosa corrispondenza di Fede da Mc in Venice, ma è per una disperata richuesta di aiuto.
L'infido caporedattore cinematografico di un detestabile fogliaccio veterocomunista edito in Bologna mi ha infatti richiesto un articolo un po' retrospettivo su Tinto Brass. Ora, fermo restando che te la farò pagare D.T. altro che se te la farò pagare,
1) non ho nessuna voglia di spendere 7 euro per Fallo!
2) l'ultimo film del sulfureo regista lagunare che ho visto è Capriccio italiano
3) sono miseramente a corto di idee (e un po' anche di dati) sul soggetto in questione.
In definitiva vi chiedo consigli, suggerimenti, dritte, linee interpretative e quant'altro possa rendere più agevole il mio ingrato compito. p.
postato da secondavisione | 10:59 | commenti (4)


sabato, settembre 06, 2003
 

Allora, è veramente finita. Dopo il collegamente tragicomico di ieri in radio ho fatto su "baracca e burattini" (bello essere milanesi...) e sono tornato a casetta. Ultimo film visto il semi inutile vodka lemon, Controcorrente, di Himer Saleem. Più che altro non avendo mai visto la Sala Grande...  film del famoso genere "zingari che ballano", con in più qualche tocco poetico alla Kaurismaki; Armeni che parlano con la tomba della moglie o del marito morto, autisti di autobus che partono e arrivano nel nulla cantando canzoncine "etniche", vecchi che vengono trainati tipo slitta sul letto, matrimoni tristissimi con pecore a destra e a sinistra e pianoforti che vagano da soli per la neve. Non brutto, ma sette secondi dopo la visione non me lo ricordavo già più bene. Poi oggi compro il giornale e leggo che è tra i favoriti. E va beh, che ci volete fare...

è arrivato comunque il momento di fare il pronosticone. Allora, anche per chi si vuole cimentare in questa inutile pratica direi di dividere tra "come mi piacerebbe a me" e "come probabilmente la giuria voterà". Poi domani ci diamo tanti bei premi tipo la famosa spada di plastica. è inutile votare il film più brutto perchè già sappaimo chi vince. Ecco nel frattempo la statistica dei pronostici dati dai giornalisti presenti a Venezia. Come potete vedere Buongiorno, notte è favoritissimo con ben 16 preferenze su 26. Seguono molto distaccati Zatoichi (7 preferenze) e poi Il Ritorno e Bu San (2 a testa). Stranamente ci sono ben 19 preferenze per l'ipotetico Leone di palta (però sarebbe una figata se ci fosse veramente...)  per Imagining Argentina. 19 su 26. Niente male.

"COME MI PIACEREBBE A ME"

Leone d'oro: Buongiorno, notte

Gran premio della giuria: Il ritorno

Premio speciale per la regia: Zatoichi

Coppa Volpi: Maja Sansa e  Krzysztof Majchrzak (Pornografia)

Controcorrente: Lost In translation tutta la vita.

 

" GIURIA PROBABILMENTE"

Leone d'oro: Il ritorno

Gran premio della giuria: Bu San

Premio speciale per la regia: un vecchio... tipo la Von Trotta o De Oliveira

Coppa Volpi: Maja Sansa. Per l'omo...boh? spero non premino quei fighi di 21 grammi...

Controcorrente: Una puttanata... si spera almeno che non vinca la Makmalbaf.

Come vedete non ho molta fiducia nella giuria, ma tutti gli anni alla fine regalano delusioni. E comunque è difficile da prevedere. A stasera per il verdetto finale. Nel frattempo baci ancora a tutti.

FEDEmc

Oggi non vedrò neanche un film e probabilmente andrò in crisi d'astinenza...

postato da secondavisione | 13:12 | commenti (4)


venerdì, settembre 05, 2003
 
è una congiura: Mereu, quello di ballo a tre passi, è già vincitore della Settimana della Critica. Io invece, con la stroncatura del suo film non sono riuscito ad accaparrarmi la coppa di Roma One... Va beh. Comunque il film per me rimane una delle cose più brutte viste in tutta la mostra. Tra l'altro lo sbiscio della vittoria di Mereu mi era arrivato (a me... che qui conto un pò meno del 2 di picche) già un pò di giorni fa. Na spinta de qua, na spinta de la e... tò un bel premio, Mereu. Vai continua a fare dei bellissimi spot equi e solidali sulla terra di Sardegna: Vedrai, prima o poi i Tazenda ti noteranno e riuscirai a fare un loro video per una loro gloriosa rentreè con annesso tour giapponese. Per la settimana della critica segnalo invece 15, di Royston Tan. il vero film "giovane" della festa, proveniente da Singapore. Ritratti programmaticamente casuali di 5 quindicenni, piccoli gangster emarginati e depressi. Oltre a qualche trovate geniale a livello figurativo e di montaggio (i finti video rap con i ragazini che vestiti tipo backstreet boys elogiano la loro gang, gare di insulti che si concludono tipo street fighter, la gang dei secchioni...), il film è un ritratto spesso delicatissimo sulla tristissima condizione di questi ragazzi che, davanti alla macchina da prese, regalano dei momenti veramente toccanti e commoventi. i problemi di noi ggggiovani vengono ogni tanto buttati li, ma c'è un bel chilo di ironia graffiante a salvare il tutto ("mi butto da un palazzo", "se vuoi un suicidio figo, buttati dal palazzo disegnato da Vuitton"). Nettamene meglio di Mereu, 15 è un buon film, sicuramente non esaltante, ma con molte cose interessanti. Escono invevce i primi pronostici sui vari Daily. Per il Leone d'oro tutti puntano su Bellocchio e molti su Il Ritorno (quello russo) o Kitano. Il Leone di Fango viene invece assegnato quasi all'unanimità a Imagining Argentina e a 29 Palms. Da qui vi posso dire che le mie impressioni sono bene o male le stesse. Pensando alla giuria penso che il ritorno sia in pole position. Se devo esprimere un aprere a livello personale spero molto nel film di Bellocchio che, dopo averci meditato 2 giorni, è veramente un grande film. Il leone di Palta invece lo assegno tutto sorridente a imagining Argentina e se riesco tiro pure una crocchia in faccia a Hampton. Ieri c'è stato l'ultimo film in concorso, 21 Grams, Alejandro Gonzalez Inarritu. Oltre a dare l'impressione di non essere anche questo un film da concorso, tanto la confezione è differente dagli altri film, a me ha piuttosto deluso. Amores Perros me l'ero allegramente perso, quindi non posso dire se il lanciatissimo regista è migliorato o meno, ma mi sembra che questo antipaticcissimo film sia un film guardabile (rimane comunque l'unico prodottoi usa in concorso e si sa... almeno difficilmente ci si annoia), ma fine a se stesso e piuttosto compiaciuto e fermo su stesso. La storia è narrata con una frammentazione temporale che fa molto Christopher Nolan ma dopo 10 minuti si sgama tutto (giuro, niente spocchia... è così) e la fotografia ricorda molto da vicino quella della parte di Traffic con Del Toro: Finto sporca ma in realtà curatissima, tanti rossi, un pò di camera a mano e via. Gli attori spaccano, ma quasi troppo. Penn è bravissimo, Benicio è fighissimo e sfoggia delle belle magliettine e dei tatuaggi finti brutti, Naomi Watts è una bravissima isterica. Insomma, per me niente di che. Oggi comunque ho incontrato Benicio Del Toro che è stato molto cordiale e simpatico, mentre Sean Penn non si è neanche fermato. Per gli appassionati, Naomi Watts regala un gradevole topless. Sorpresa per il documentario di jhonatan Demme, The Agronomist, Nuovi territori. La storia, dettagliatissima, di Jean Dominique direttore di Radio Haiti Inter, unica radio liber e indipendente di haiti. Dai '60 al 2000 seguiamo tutta la storia di un uomo affascinante, sempre pronto a battersi in prima persona contro le mille ingiustizie che il popolo haitiano a dovuto subire duranti gli anni. Molto toccante (ogni tano Demme forse esagera), interessante. Oggi vedo l'ultimo film, poi parto. Un pò mi dispiace, ma sotto sotto non ce la faccio più. Baci ancora a tutti. FEDEmc
postato da secondavisione | 14:41 | commenti (2)


giovedì, settembre 04, 2003
 

Il terribile Dumont è riuscito nella disperata impresa di prendere voti più bassi del criminale Imagining Argentina, ma questo ha ovviamente dato spazio a quelli cui il film è piciuto per ripetere ancora una volta "Cinema per pochi"... va beh. quattro zero in pagella (record), ma anche due 8. Inspiegabili i 5 o i 6. Fantastica la recensione di Magrelli (che solitamente mi urta tipo Elio Vito): "Due deficenti si aggirano con una certa dilatata casualità nel deserto californiano...molte inquadrature belle, ma il merito è della natura". Ci sta tutto.

Oggi bigio il resoconto. Non ce la faccio. Baci a tutti

FEDEmc 

postato da secondavisione | 17:27 | commenti (2)
 
Segreti di stato lo aspettavo con una certa ansia, intanto perché Benvenuti è un regista che mi è sempre piaciuto e poi perché la strage di Portella della ginestra resta uno dei momenti più oscuri della storia siciliana e italiana, ma soprattutto la punta di un iceberg poco conosciuto, fatto di occupazioni e intimidazioni, ondate di emigrazione, secessionismo, mafia e strategie statali e parastatali che hanno reso la Sicilia quella specie di deserto umano che è adesso.
Scusate il lungo prologo, ma stavolta taglio corto: il film non mi è piaciuto per nulla. Mi sembra che Benvenuti non riesca trovare un equilibrio, forse impossibile, tra il film di ricerca (storica e formale) cui ci aveva abituati e il film di denuncia vero e proprio. Se nei precedenti Confortorio e Gostanza da Libbiano la storia non era mai un punto di partenza, ma un punto di arrivo e il film non era l'esposizione, ma semmai il lavoro concreto di ricostruzione di quella storia, qui sembra che Benvenuti e la sceneggiatrice Paola Baroni abbiano la loro verità in tasca già prima dei titoli di testa e non vedano l'ora di raccontarla a tutti.
E infatti non mancano gli stereotipi del film che una volta si sarebbe detto “a tesi”: i giudici-marionette contro l'avvocato curioso e coraggioso, il vecchio comunista meridionale un po' aristocratico e molto disincantato, il tecnico geniale eccetera eccetera.
Certo, non mancano i momenti memorabili, alla Benvenuti sul serio, un po' Pasolini un po' Straub, come i colloqui dell'avvocato con i cacciatori sul Sasso Barbato, non manca la capacità del regista pisano di costruire il quadro per linee di forza scarne ed eleganti come solo lui sa fare oggi in Italia (e non solo) e non manca l'ossessione carceraria tipica del suo cinema. Ed è bella l'idea di rifarsi ai disegni in stile Domenica del Corriere per rappresentare e punteggiare la vicenda. Ma tutto questo è viziato pesantemente dalla voglia di rivelare e dimostrare, che sfocia nel ridicolo quando il professore comunista interpretato da Sergio Graziani ricostruisce la catena di responsabilità della strage con una serie di fototessera che più che all'Fbi fanno pensare a Indovina chi?. Le buone intenzioni, come sempre, non si discutono, ma sembrano, come sempre, quelle dell'illuminista sceso in Sicilia a spiegare come sono andate le cose: “fuori i nomi”, quando forse non sono i nomi la cosa più importante, ma i processi sociali e storici che si incarnano in esperienze umane, come lo stesso Benvenuti ci aveva mostrato nei suoi precedenti lavori.
Scusate per il post fluviale (i miei colleghi sono autorizzati a tagliarlo...), ma la delusione è veramente tanta.
p.
postato da secondavisione | 12:55 | commenti
 

Mi dispiace non avere scritto prima, ma con l'accredito cinema si passa la propria vita a fare code, c'è il tempo appena per mangiare.

Commento dunque il film che ho visto stamattina all'alba, Buongiorno notte di Marco Bellocchio. Uscito dai didascalismi psicoanalitici dettati dal famigerato Fagioli, il regista riesce a fare un altro film a livello dell'ora di Religione. (pensate se non avesse mai incontrato sul suo cammino quell'oscuro figuro avremmo avuto per quindici anni un eccelso film italiano). Affrontare il tema della lotta armata è impresa da fare tremare i polsi, bisogna uscire dalla pastoie della retorica istituzionale, da quella dei "compagni che sbagliano" e dal film generazionale. E ci riesce intrecciando pubblico e privato, il primo con il recupero di filmati televisivi, documenti, inserti di film di propaganda sovietica, titoli di giornale, il secondo con il concentrasri sul personaggio interpretato dalla bravissima Maya Sansa. L'unica donna terrorista vive ed esprime quello che gli altri solo sentono e subito sopprimono nelle maglie sicure dell'ideologia. E quindi l'immaginario di lei si fonde con la relatà, in bilico tra un'indecibilità che fa male e suscita vivi dolori civili.

postato da secondavisione | 12:24 | commenti (3)


mercoledì, settembre 03, 2003
 

The return, Andrej Zvjagintsev, In concorso. Dopo dodici anni d'assenza, il padre di due piccoli bambini russi torna a casa. Li porterà con se attraverso un lungo viaggio di tre giorni, di cui non sapremo mai il motivo. Le cose si complicheranno quando il più piccolo dei bambini comincerà a girare sempre armato di coltello, mentre il padre comincia a scavare una fossa profonda. Il loro viaggio si concluderà, in modo del tutto inaspettato, su una sperduta isola. Un'opera prima strepitosa, fredda e gelida, tutta concentrata sul rapporto di questi due ragazzi con una figura paterna che ha molto del fantasma. Il prologo, che si conclude con una citazione del Cristo del Mantegna, è per adesso una delle cose più belle viste in concorso quest'anno. Considerando che è un esordio, molto probabilmente non rimarrà fuori dai premi. Il bambino più piccolo (già attore in altri tre film) è semplicemente strepitoso. La fotografia del film è bellissima e riesce ad aggiungere qualcosa di incredibile ad una storia che si tiene sempre sul limite del thriller. Molto molto bello. Ci si spera veramente.

Delusione incredibile invece Liberi, Gianluca Maria Tavarelli. Sono entrato in sala molto fiducioso, visto che il dott. Noto mi aveva parlato molto bene dei lavori precedenti di Tavarelli, sono uscito rattristato e anche un pò incazzato. Un film televisivo, piatto, recitato male anche da attori solitamente bravi, consolatorio e adolescenziale nel senso peggiore del termine. Elio Germano, un ragazzo di un piccolo paese vicino a Pescara, dopo che il padre (lo sprecatissimo Burruano, presente anche nel film di Ciprì e Maresco, dove invece è formidabile) viene licenziato e cade in una pericolosa depressione e la madre scappa con un altro uomo, decide di andare a Pescara a lavorare per trovare i soldo per andare all'università e tentare di fare un vita diversa da quella dei genitori. qui incontrerà una schampista qualsiasi, aspirante velina, affetta da crisi di panico che non riesce ad andare in autobus. Dopo tre viaggi in autobus, da lui scortato, la raggazza cambia radicalamente è diventa pure un pò zoccoletta (imprescindibile la sequenza in cui lei poga... tre secondi prima sveniva se c'era uno di fianco a lei). Si prenderanno, si lasceranno ( a causa di un surfista con le basettone decolorate), si riprenderanno pronunciando ossessivamente le frasi più banali che gli passano per il cerebro. in parallelo Elio germano, aggrazzaito come Sal vaccario, deve anche gestire la fine della storia tra i suoi, anche qui condita da banalità terribili. La canzone i will survive dei Cake vine usata smodatamente in contesti stuoidissimi. Dispiace vedere un film da pomeriggio estivo su mediaset in un festival ancghe se nella sezione controcorrente. Soggetto premiato col Solinas. Molte le scene involontariamente comiche, fischiatissimo.

Na bi, Marc Kim, Settimana della critica. Per la sezione più trascurata di quest'anno si è scelto un film coreano presumibilmente pescato a caso in una cinematografia che in questi anni sta stupendo tutto il mondo. Il film in questione parte come una commedia, diventa un film di gangster, si trasforma, in un melò, passa per il prison movie, finisce citando a caso John Woo. Completamente sbilanciato, già vecchio e già visto, non riesce mai a gestire bene nessuno dei generi presi in considerazione non riusciendo a far capire se l'intento sia ironico o meno. tra l'altro interminabile. Il discorso riamne lo stesso: con tutto quello che passa di buono in Corea, c'era veramente bisogno di proiettare in un festival questo? Lo stesso lo si può dire anche per la scelta di floating landscape (ieri in concorso): HK fa delle cose bellissime e si sceglie un film da cinque al sei? Mah...

29 Palms, Bruno Dumont, In Concorso. Un fotografo di scena (machista e stronzo) parte da Los Angeles, accompagnato dalla sua ragazza (stupida e mentalmente instabile) per dei sopraluoghi a 29 palms e il joshua tree. I due non si parlano, mai, quando si parlano hanno delle conversazioni completamente illogiche, scopano come ossessi con degli orgasmi che durano un botto e che li fanno urlare peggio del pastore di Mereu. Conclusione a sorpresa che non vi svelo. un film spocchiosissimo e insostenibile, che non dice assolutamente niente, realizzato da un regista molto probabilmente convinto di essere l'uomo più figo del pianeta. L'incomunicabilità, il deserto, il ritorno dell'uomo allo stato selvaggio, l'alienazione... IL VUOTO NEL CERVELLO! Ovviamente verrà difeso da gente che si porta nello zaino chili di spocchia e che dirà fieramante "cinema per pochi". Fischiato con odio da molti, applaudito da chi se la vuole menare. Durante la proiezione se ne è andta metà del pubblico, l'altra metà si è addormentata. Un film deprimente. Dumont tra l'altro è quello che avevfa realizzato L'età inquieta, per me un bellissimo film. Probabilmente si è bevuto il cervello. Che palle.

Per i Coen si era formata un a coda allucinante gestita malissimo dalle maschere che sono state aggredite sia verbalmente che fisicamente. Gestite oin questo modo le code rischiano di divenatre degli ammassi di gente che si spinge e si picchia. Bellocchio molto probabilmente sarà impossibile vederlo. Entrano solo daily e periodici che, a detta delle maschere, riempiono 1400 posti... qualche dubbio ci rimane.

Unica nota positiva della giornata di ieri, oltre The Return, è l'incontro con Lloyd Kaufmann poprietario della Troma incontrato ubriaco dopo Dumont, che ci ha invitato questa sera alla proiezione di Toxic Avanger 4. Circondato da donne seminude vestito da dogi, Lloyd è stato gentilissmo e disponibilissimo. Fa piacere vedere che c'è gente che si diverte a fare cinema...

FEDEmc

postato da secondavisione | 14:15 | commenti (2)


martedì, settembre 02, 2003
 
Zatoichi, Takeshi Kitano, In concorso. Beh, non so che dirvi... per me una bomba. Un film di samurai. Un vero e proprio film di genere. Sangue a litri e ninja nascosti nell'ombra. Leone + Kurosawa + Kitano. Un eleganza incredibile, mai fredda, irresistibili momenti comici, un rapporto con la musica capace di lasciare senza parole. Non voglio dire niente di più. Se riesco torno a vederlo perchè già mi manca. Sfortunatamente dopo quest'inizio giornata folgorante, mi sono ciucciato quattro film pacco uno dopo l'altro: Teche Ciak, Terrore nello Spazio, Mario Bava. Bruttino e soprattutto dileggiato da tutti quelli in sala. Un pò mi dispiace, ma è decisamente un Bava minore. Floating Landscape, Carol Lai Miu Suet, In concorso. Un filmettino innocuo e piuttosto inutile, su una tipa che ci muore il ragazzo pittore che parlava sempre di un posto che voleva dipingere. Allora va dove era nato il tipo (che assomigliava un pò a jackie Chan da giovane)e cerca ovviamente il posto ma nel frattempo si innamore di un postino carino che gli ricorda anche un pò il giovane Jackie Chan. Noiso, uguale a tanta altra roba e con dei flashback tra i due amanti decisamente bruttini. Che palle. quel film da cinque al sei che anche se non le vedevi non ti cambiava niente. Ballo a tre passi, Salvatore Mereu, Settimana della Critica. Un film a episodi diviso per stagioni dove ovviamente la primavera ce stanno i bambini e nell'inverno c'è sta un vecchio che muore. Il primo potremmo riintitolarlo "i bambini scoprono il mare", ovviamente bambini di 8 anni in sardegna che non hanno mai visto il mare e appena lo vedono piangono o si fanno le seghe. Il secondo, nettamente il meglio, "l'omo de neanderthal scopre la gnocca". Un buzzurro con le sue pecore, la sua ricotta, il suo nurago, va in spiaggia e conosce una gnocca francese pilota di aerei. Vanno insieme su al nurago, lei vuole fare l'amore con lui, cominciano normalmente ma lui non c'è la fa e la mette a pecora. Dopodo sale su una pietra e urla tipo tarzan. Mancava solo che le offrisse un sorso di Zedda Piras mentre teneva il tempo con una zampa di pecora sul suo tavolo di legno del nuovo disco dei Tazenda e avevamo fatto tombola. Terzo episodio "Una suora doppiata torna nella sua famiglia di ignorantoni e scopre che c'è un vecchio che ne vuole da lei"... Vi basta? Il quarto, "La morte del vecchio", c'è sto vecchio che sembra andare a puttane, invece no! vuole una che gli faccia compagnia... che gli suoni con la fisarmonica Celito Lindo (!!!!!!!!!!!). ci viene un infarto e ALLORE SI VEDE LUI VESTITO DI BIANCO, TUTTI QUELLI DEGLI EPIDODI PRECEDENTI VESTITI DI NERO CHE GLI DICONO " E' FINITA... RAGGIUNGILA", LUI INCONTRA L'AVIATRICE DELL'UOMO DI NEANDERTHAL E VOLANO VIA INSIEME. BASTA!!!!!!!! Code 46, Micheal Winterbottom, In concorso. Il poco pretenzioso regista si cimenta in un filmettino di fantascienza stilosissimo, ultra cool, con un buon inizio, delle belle gags ma una spocchia e una seconda parte pallosissima. Samantha Morton e Tim Robbins però funzionano molto bene. Belle le musiche tranne i Coldplay alla fine che sembrano essere destinati ad essere usati a cazzo (lei ci manca lui e sotto "i miss you"). Non brutto, però... che palle. Va beh, speriamo nella giornata di oggi. FEDEmc Per charles mi dispiace un bel pò.
postato da secondavisione | 12:28 | commenti (3)


lunedì, settembre 01, 2003
 

Per le teche di ciak, grazie anche al grande Steve Della Casa, ieri c'è stata la proiezione di La Morte ha fatto l'uovo di Giulio Questi. Non l'avevo mai visto. Ottimo. Veramente assurdo. In videocassetta si ritrova (mi sembra fosse uscito anche per Nocturno). Come ha detto Della Casa, "lisergico".

Controcorrente, La quimera del los heroes, David Rosenfeld. Ottimo documentario su un allenatore della prima ed unica squadra di rugby argentina composta solo sa aborigeni. Questa squadra poverissima, composta solo da ragazzi problematici o ex alcolisti, ha l'opportunità di giocare contro la nazionale under 21. Il film tralascia il lato sportivo del gioco per presentare in modo completo la figura dell'allenatore, un personaggio assurdo (ultrareligioso, ex razzista, collezionista di carri armati ed elmetti della seconda guerra mondiale, invasato, ecc...). Un film sicuramante lento e noioso, ma che riesce a tratteggiare veramente bene un personaggio bellissimo e, nelle sequenze finale, a coinvolgere e ad emozionare. Seduto dietro la giuria, ho potuto leggere i messaggini di due giurate che , dopo aver chiacchierato 20 minuti, se ne sono andate, annoiate. Il film dura 70 minuti... Che serietà.

Quando uno pensa di aver già visto il peggio, arriva lui: Imagining Argentina, Christopher Hampton, IN CONCORSO!!!!. Argentina 1976. Cominciano i desaparecidos. Banderas, un regista teatrale per spettacoli per bambini a cui viene rapita la moglie (Emma Thompson) ha il dono di vedere che fine hanno fatto i desapearcidos toccando le mani dei loro amici (!!!!). Comincia ad aiutare la gente e a cercare sua moglie e anche sua figlia, che nel frattempo vengono allegramente stuprate da chiunque. Un film vergognoso (fischiato da chiunque, anche dalle maschere, e accolto dal grido di VERGOGNA). Hampton (quello che aveva sceneggiato Le Relazioni pericolose, mica l'ultimo dei fessi...) realizza un film mettendo in mostra nella trama delle tragedie vere e dolorose, ma inserendo poi i peggio colpi bassi, il peggior cinema immaginabile. Colpi di scena telefonatissimi, scene finte emozionanti, ipocrisia, banalizzazione del dolore... Ovviamente Banderas e la Thompson si riuniranno alla fine durante il carnevale e si abbraccieranno sotto i coriandoli, circondati da gente che balla, ma prima di questo, ecco una bella lista delle cose più belle del film: Banderas che la sera che ci hanno rapito la moglie, ha un incubo, poi va in salotto, incontra la figlia che lo prende, gli fa mettere la testa sulle sue gambe e poi lo accarezza dicendo "dai papà, la ritroveremo..."., Dopo le visioni Banderas va nella pampa e segue un fenicottero macchiato di sangue (!!!) che lo porta alla scoperta della moglie, incappa in una casa che si chiama La Speranza (!!!), dove incontra due vecchi prigionieri di Auschwitz (hai cpito er collegamento) che collezionano uccelli perchè sono "il simobolo della libertà" (!!!) e gli di cono che "si sopravvive all'orrore con l'immaginazione... continua a scrivere" . Nel frattempo la Thompson riesce a scappare tirando una spallata alla finestra e poi si trova davanti un cancello aperto... poi stranamente la ribeccano.... mica sono fessi. L'amico che non si interessa di politica di Banderas veiene rapito, Banderas suona maliconico e con faccia sofferta la chitarra da solo nel suo teatro mezzo in ombra, poi sbuffa ispirato. L'amico, dopo aver tradito chiunque, capisce che forse era il caso di interessarsi alla politica e allora mentre lo buttano giù da un elicottero, urla "Sono un cittadino Argentino"... in inglese!!!  I cattivi sono uguali a quelli dei film di Brucee Lee e girano con dei mitra per la strada. Per farti capire che soffre per la moglie scomparsa, banderas mette in scena L'Orfeo... che invece di perdere per sempre la sua amata, la ritrova. la sequenza dopo Bandera riincontra la moglie. E vioa così per quasi due ore di film. Un insulto a tutte le vittime e a tutti i familiari. Un film malvagio, bruttissimo, cattivo, falso. Solo a pensare che c'è garage olimpo, solo al pensiero, Hamptonm dovrebbe chiedere pubblicame nte scusa all'Argentina intera. Dopo queste bassezze quello stronzo di Hampton fa dire a Banderas che non bisogna mai scordarsi il passato perchè "loro" potrebbero rifarlo, poi una bella volata su Buenos Aires e poi la scritta MAI PIU' compare sullo schermo. il pubblico è esploso in pesanti insulti. VERGOGNA.

Fuori concorso, The Dreamers, Bertolucci. Un ragazzo americano piuttosto geppo a parigi nella primavera del 68 frequenta in modo maniacale la cinemateque. Dopo un pò conosce una coppia di fratelli (amici degli Strokes), con un rapporto che va oltra la morbosità, anche loro appassionati di cinema. Formeranno "una bande apart" che si nutre di cinema, di quiz sui film, di letture e ovviamente di sesso. Poi la politica bucherà lo schermo, ed enterà dalla finestra con le sue inevitabili conseguenze. Oltre alla solita aria snob tipica dei film di Bertolucci (ma si, stiamo in questa casa bellissima tutti il giorno nudi a discutere se è meglio ke<aton o Chaplin, Hendrix o Clapton... che ce frega, c'ho pure la lapmpada a forma di Mao...), la prima parte, con l'educazione sessuale del giovane ragazzo americano  non è male. La seconda  (soprattutto la fine) sembra invece perdersi e farsi sempre più confusa. Comunque un film nato vecchio ed estremamente prevedibile. Sai già cosa ti piacerà e cosa non ti piacerà dopo i primi 3 minuti di film. Eva Green è BELLISSIMA. Ma veramente tanto.

Ora vado in coda per Kitano. Fa freddissimo. Un bacio a tutti. Questa sera alle sei meno un quarto in radio.

FEDEmc

postato da secondavisione | 12:28 | commenti (3)