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Seconda Visione, cinema, sciocchezze e pretese culturali. Ogni martedì dalle 2230 alle 0030 su Città del Capo - Radio Metropolitana 96.3 e 94.7 MHz Bologna
Luciana Tommy FEDEmc Manu Paolo Fra

 

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venerdì, dicembre 22, 2006
 

Stateci bbuono

Seconda Visione - Il Blog se ne va più o meno in vacanza, come quasi tutti. Forse qualcuno di noi continuerà a postare qualcosa, forse no. Vai a sapere: dipende anche dalla pesantezza dei pranzi e delle cene natalizie.

Seconda Visione - La Trasmissione, invece, torna in onda martedì 9 gennaio. Presti nuove ed incredibili novità. Tenete sotto mano il nostro indirizzo mail, soprattutto se siete a Bologna o provincia...

Buon Natale e, se non dovessimo vederci, buon anno e buona Epifania.

La redazione

postato da secondavisione | 12:01 | commenti (2)


lunedì, dicembre 18, 2006
 
Tutti opinionisti qua (copyright Blog di gago)
 
Visto che è uno sport diffuso, praticato da parlamentari, opinionisti, fustigatori del costume, profeti dell'apocalisse delle civiltà occidentale, marxisti easy listening fuori tempo massimo, gioiosi celebranti della pop culture fuori tempo massimo ma che si credono avantissimo, tipo nel 1988, sociologi ecc. ecc., ci buttiamo anche noi nell'ammucchiata.
La tesi è che tutto ciò sia pura conversazione fuffa, da fare davanti a tre Ceres e in nessun altro luogo. quindi un post sommamente inutile per sua stessa ammissione.
Per delimitare il campo si può dire:
Olè di Carlo Vanzina dovrebbe essere il film in cui si dà fuoco alle scoregge; Natale a New York dovrebbe essere quello in cui uno fa una scoreggia e c’è un gioco di equivoci su chi l’ha fatta; CommediaSexi di D’Alatri quello in cui in voice over c’è una riflessione su cosa significa la scoreggia per l’Italia e gli italiani di oggi. Evidentemente un trait d’union tra queste pellicole c’è.
 
(Se vogliamo fare gli internazionalisti, Eragon sarà il film in cui la scoreggia è quella del drago e sono cazzi per tutti).
 
(continua)
 
manu
postato da secondavisione | 10:56 | commenti (12)


martedì, dicembre 05, 2006
 
Shortbus di John Cameron Mitchell
 
 
Per sintetizzare: “è come negli anni sessnata, ma senza la speranza”, dal film, oppure per provare una formula “Woody Allen + Gola Profonda + Magnolia con una spruzzata di vario ed eventuale spirito underground”.
Ma le sintesi valgono fino a un certo punto. Come fino ad un certo punto il film sembra privo di interesse perso in piccoli racconti sentimental-sessuali a tema generico “il sesso libero ci salverà dalla brutture della vita”, e nell’elogio degli happy few newyorkesi tanto liberali e artisti e avanti quanto assediati dal maledetto senso comune. Insomma, fino a un certo punto sembra qualcosa di stantio e passato, aggiornato con riferimenti storici indispensabili ad Aids e piuttosto fastidiosi all’undici settembre, assommati a divertenti tocchi di umorismo upper-class come il dripping di sperma.
Ma poi tutto sembra collocarsi in una cornice più vasta, in un sentire più profondo e diffuso, il senso di sentirsi assediati, soprattutto nella gioiosa ma dolentissima sequenza finale, quasi circense, che mostra come il senso di comunità libera o presunta tale, non è che l’unica scelta possibile, e l’tto liberatorio diventa una scelta di consapevole subalternità a tutto il dolore che circonda. Una scelta di consapevole minoranza che riesce a cancellare la coloritura snob per approdare a statto di tragedia, sebbene trattata con leggerezza (termine che uso vituperando me stesso, ché dopo Calvino andrebbero lasciati dieci euro per penitenza cercando di lavarsi dal peccato di “stereotipo concettuale un tanto al chilo”). Quindi il senso del film, che dà per un po’ l’impressione di essere il clone del clone di discorsi usurati e con poco senso, diventa la nostalgia di un sogno che non può più essere, il contesto storico e geografico di New York diventa davvero di cartone, irreale ma tremendamente presente, per cui la scelta delle casette di cartoon diventa financo coerente. Alla fine riesce a rimanere  una bella consapevolezza del bisogno d’amore e di sesso di una città e dei suoi abitanti, sintomo di una vitalità disperata e programmaticamente disparata.
Postilla sulle inutili e annose polemiche sulla presunta pornografia del film, che non sono nemmeno giornalistiche ma solo promozionali. Era l’unico modo per far parlare di Shortbus e della sua uscita a ridosso dell’orda sanguinaria dei film di Natale. In questo modo si è agganciato il pubblico metropolitano (o wannabe) meglio disposto a vederlo, che magari lo avrebbe ignorato per distrazione, e invece è andato rispondendo al proprio bisogno di sentirsi più aperto mentalmente degli esercenti di cinema del Polesine, del direttorio del Moige o dei pensionati di Varzi, che non lo avrebbero guardato comunque.
 
manu
postato da secondavisione | 10:26 | commenti (13)