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sabato, marzo 31, 2007
MARADONA LA MANO DE DIOS, Marco Risi, Italia/Spagna, 2006
 Il film si apre su un bambino che sotto un temporale cerca la sua palla. Corre a perdifiato, è buio... e finisce in fondo a un pozzo. Piove, l'acqua è alta, rischia di morire. Un ragazzino di 14 anni di fianco a me, si è girato verso il fratello maggiore (almeno 16) e ha detto "secondo me è Maradona da piccolo... quindi si salva". Se fossi uscito in quel momento dalla sala mi sarei fatto un piacere. Avrei risparmiato ben 113 minuti della mia vita. Si parte dagli esordi, dai campetti di periferia, dal sogno da inseguire a tutti i costi anche quando si vive nella più bassa miseria. Si passa poi all'ascesa del campione, a quel mago capace di fare tutto quello che vuole, fino ad arrivare all'inevitabile crisi. Discoteca, musica anni '80, gente con le camice aperte. Una bionda, incurante del suo uomo, guarda Diego con fare voglioso. Lui si avvicina, ne nasce una rissa, il tipo le prende. Diego è in macchina con la ragazza. Lei gli offre una riga di cocaina. "Ma è illegale!" e poi pippa. Un minuto dppo siamo già alla sequenza con il protagonista che si ritrova a pippare chiuso a chiave in bagno. Prima di tirare, l'occhio cade sullo specchio. Intensissimo primo piano. Questo è solo un esempio della disarmante banalità del film. La storia di Maradona, tragica e appasionante, scompare sotto un cumulo di situazioni già viste: le speranze infrante, le amicizie che potrebbero salvarti, quelle false che ti portano ancora più in basso, i tentativi di rimettersi in carreggiata per poi cadere ancora una volta.... Tutto è raccontato in modo semplicistico, senza mai il ben che minimo tentativo di andare oltre la cronaca romanzata (male) dei fatti. Due ore di sceneggiato televisivo che, se fossero state interrote dalla pubblicità, avrei trovato più piacevoli. Product placement senza ritegno, effetti speciali ridicoli, attori da filodrammatica, pochi inserti dei più bei gol di Maradona sostituite da brutte sequenze girate sul campo da calcio, metaforine a go go. Il tutto è però impregnato di una retorica, un'epica fastiodiosa e discutibile. Il bambino dell'inizio, viene tratto in salvo dalla famiglia. Il padre si cala con una funa rischiando ul tutto per tutto. "Dammi la mano, Diego!", "Solo un momento papà..." e Diego, prima di mettersi in salvo, recupera il pallone.
FEDEmc
Mentre il film di Risi esce nella sale, per un tragico scherzo del destino, il vero Diego Armando Maradona ancora una volta si trova in ospedale per problemi di stress e, pare, alcolismo. Gli si augura ovviamente il meglio.
venerdì, marzo 30, 2007
STAY ALIVE IN UN MONDO MIGLIORE SAREBBE USCITO FRA TRE MESI ALMENO
Come fare a meno di documentari, tragedie, epica e denuncia sociale? Impossibile!
Infatti vi diamo la possibilità di venire in studio a parlare dei seguenti film:
 - Frank Gehry Creatore Di Sogni di Sidney Pollack.
documentario sulla vita dell'architetto del Gugghenaim di Bilbao e di altre mille robe uguali.
- La Masseria Delle Allodole di Fratelli Taviani.
il ritorno dei Taviani al cinema alle prese con il genocidio armeno.
- Maradona La Mano De Dios di Marco Risi
L'epica In Italia è limitata al calcio.
personalmente preferivo i 300 contro un milione .
Per dessert il nostro Tommy si vedrà un bel film di denuncia, di quelli che alla fine se non compri subito un manufatto etnico sei veramente un bastardo. Con uno degli attori peggiori al mondo: il temibbile Joseph Fiennes...
Il Colore Della Libertà - Goodbye Bafana
Posti disponibili: ancora 2
mail: secondavisione chicciola hotmail punto com
La Redazione
martedì, marzo 27, 2007
Bordertown, Gregory Nava, USA 2007
Ok, è stato un duro mestiere del critico, e non potevo aspettarmi niente.
Quindi - spoiler in quantità - nessun mistero sulla recitazione risibile della Lopez, sulla faccia legnosa di Banderas, sulla regia inesistente, sulla fotografia orribile, sulla sceneggiatura schematica. Questi sono problemi che si intiuiscono dopo un'osservazione superficiale del manifesto del film. Film che, peraltro, tratta un argomento non da poco, su cui sono stati scritti articoli, libri e reportage talvolta molto belli.
Il punto è che questo vorrebbe essere un film politico, arrabbiato, di denuncia, scomodo. E invece è un film in cui uno dei colpi di scena, giuro, è che il personaggio di giornalista mandata ad investigare sugli omicidi di Juarez, interpretato da Jennifer Lopez, è di origine latina. E questo stesso personaggio fa una tirata mostruosa sul fatto che gli USA, le multinazionali, gli uomini politici, la Chiesa, il Potere, insomma, sono corresponsabili delle morti e delle scomparse di migliaia di donne messicane impiegate nelle maquilladoras. Il punto è che questo film, la sua struttura, il suo modello, le sue star, la sua distribuzione, sono la perfetta emanazione di quello che si sta criticando. E non penso che un'osservazione del genere possa essere tacciata di vecchiume.
Insomma, passi il filmaccio. Ma il film inconcludente e profondamente incoerente, no, per quanto uno se lo possa aspettare.
Francesco
lunedì, marzo 26, 2007
In memoria di me di Saverio Costanzo
Di principio, quando si parla di fede, uno al cinema pretende qualcosa di Bresson. Giusto per avere qualcosa di adeguato. Dal punto di vista perlomeno estetico, anche perché chi non crede come chi scrive, si trova in un certo imbarazzo. Per questo a volte il fascino che Costanzo sembra subire da parte dei corridoi e dei bagni bianchi, e dall’essere spoglio delle cellette, fa gridare al peccato (e di questo si parla) di estetismo. Ma comunque sarebbe ingiusto ed ingeneroso. Perché il film è compiuto e la rarefazione del bianco e del silenzio è il miglior ambiente per il confronto, e mai scontro, tra diverse venature della crescita in rapporto alla fede.
Andrea (Cristo Jivkov) si rifugia in nel convento (gesuitico?) per una sorta di ricerca con se stesso, non esattamente una sfida, ma la percezione di un assenza nel mondo che lo circonda e in se stesso: vede i limiti della totalità. Lui non sa amare, non sa credere, e quindi la ricerca di una verità assoluta a cui inchinarsi (attraverso il rituale) può essere una soluzione. Una soluzione razionale, come esprime nell’omelia, ci vuole una scelta responsabile di credere e appoggiarsi a delle buone ragioni per credere e per predicare ciò che è Verità.
La concezione opposta è quella di Zanna (Filippo Timi) per il quale Dio non si rivela tramite il verbo, il libro e la tradizione interpretativa, ma si dà nell’Altro, come volto che pone di fronte all’infinito.
Ma il loro rapporto non è di contrapposizione, ma di crescita reciproca: Andra si rende conto di non amare, non riesce ad andare in infermeria ad affrontare l’altro morente, perché non lo ama, perché cerca altro: a confronto di Zanna, sente che la sua religiosità manca di qualcosa ed entra in crisi. Allo stesso modo, Zanna, trae dal confronto con Andrea, e non solo da questo, la forza per andarsene e vivere il suo amore per dio ritrovato nell’altro al di fuori delle mura. L’opposizione vera è quella che Andrea trova già presente nel convento: tra chi pensa la religione come amore e chi come mistero. Ed è solo da questo raffronto che Andrea riesce a riflettere sulla libertà che dovrebbe essere data agli uomini, cioè accettare con un gesto libero l’obbedienza a dio.
Per questo non si possono perdonare i poveri di spirito che confondono il senso del bacio tra Zanna e il superiore, che ricalca pari pari (più o meno) il racconto del Grande Inquisitore che Ivan Karamazov fa ad Aleŝa.
L’operazione estetica di Costanzo riesce nel momento in cui mette a confronto modi di vivere il rapporto con dio facendoli riflettere con la forma dell’architettura, del suono, dei movimenti, e allo stesso tempo non ripetendo lo stesso concetto, ma dando una ragione organica (per quanto con qualche difetto) alla forma del film. Quindi, avercene di film così sulla religione.
Molto bella, e in chiave dostojevskiana come accreditano anche le interviste di Savero Costanzo stesso, è la recensione di Roberto Escobar
Manu
venerdì, marzo 23, 2007
QUESTA E' PAZZIA!
NO... QUESTA E' SECONDAVISIONE CON IL PUBBLICO

arieccoce.
questo martedì (27 MARZO) a secondavisione: cinema, scioccchezze e pretese culturali si parlerà dei seguenti films:
- Il vincitore del Leone D'oro all'ultimo Festival del Cinema di Venezia, Still Life di Jia Zhangke.
- il Vincitore della Coppa Volpi per la migliore Interpretazione maschile all'ultimo Festival del Cinema di Venezia, Ben Affleck in Hollywoodland di Allen Coulter. Uno dei segni dell'apocalisse?
- il vincitore del premio "film che assomiglia a i pensierini di un adolescente romantico, scritti di getto una notte su una Smemoranda" all'ultimo festival del Cinema di Venezia, The Hottest State di uno che stava con Uma Thurman ma si è fatto beccare mentre la tradiva per cui non ci sta più. il titolo italiano del film è L'Amore Giovane. Figata.
- Il vincitore all'ultimo festival di berlino del premio "stroncature fatte solo di insulti", ma contemporanemante - giuro - il film che ha battuto tutti i record di incassi nel primo weekend di marzo in america. che sembra una cazzata, ma lo riportava il sito dell'ANSA. Ah! dimenticavo: il miglior film mai realizzato sulla battaglia delle termopili tra spartani e persiani. Zack Snyder alle prese con 300, capolavoro a fumetti di Frank Miller.
Infine l'onnipresente strong work of the critic:
il nostro Francesco, seguendo le indicazioni popolari, si vedrà Bordertown che non ha vinto nessun premio e ci mancherebbe.
però tra gli attori - oltre a J.Lo, Antonio Banderas e Sonia Braga - c'è tal Juan Diego Botto.
che ha vinto il premio come miglior nome tamarro per uno con una gran faccia da tamarro.
Abbiamo già una prenotazione.
ne mancano solo 4.
per accaparrarvi i posti basta una mail a secondavisione chiocciola hotmail.com
La Redazione
giovedì, marzo 22, 2007
300 di Zack Snyder
Pensate a un video dei Manowar, se ne hanno mai fatti. Estendetelo a due ore circa. Spargete su di esso un'estetica da pubblicità Dolce e Gabbana. Fatto? Bene, ora però il tutto in fondo va elaborato come scansione di tableaux vivants digitali stile graphic novel/decorazione di vaso greco. Inserite random urla "Spartani", "Libertà", "Guerra", "Onore e gloria","Vi facciamo un culo quadrato". Sospendete, per amore dell'utile, qualsiasi riflessione storica, storiografica, politica, ideologica. Prendete Serse - il cattivo - e trasformatelo in un Mastro Lindo coloured, che parla come un cantante death metal, che si atteggia a un personaggio della pubblicità del Martini, ma in realtà è il primo - inquietante - prototipo di metallaro metrosexual. Per concludere, aprite il cuore alle mazzate tra buoni e cattivi.
Quindi, tutto sulla stessa falsariga, ma infinitamente meglio, di Hero di Zhang Yimou.
Avrete 300.
Quindi, in fondo, si può trovare divertente. Forse anche utile per capire verso che tipo di cinema si sta andando (e da cui fuggire - personalmente parlando). Ma non esageriamo però.
manu
PS: c'è chi, per altre vie, è arrivata alle medesime (quasi) conclusioni.
lunedì, marzo 19, 2007
Visto che non pubblichiamo, ripubblichiamo le corrispondenze da Venezia.
The Fountain di Darren Aronofsky
Un film da detestare con forza, anche perché un film si giudica anche a partire dalle sue ambizioni. E visto che le ambizioni si collocano a livello di 2001 Odissea nello spazio, l’incazzatura deve raggiungere perlomeno quel livello.
Che poi siano interessanti gli incastri temporali (tre storie a distanza di secoli che si svolgono “in parallelo”, e che la simbologia dell’albero sia ben studiata, non esenta dal dire che quello che The Fountain sembra è “Autumn in New York riscritto da Castaneda”.
Imbarazzante la parentesi del “conquistador”, in cui dire che la figura del Grande Inquisitore è buttata lì è poco – tralasciando il francescano neopagano. Jackman non è male, ma ulula di dolore tutto il tempo, e quando raggiunge il Nirvana è ridicolo, ma non per colpa sua, chiunque lo sarebbe. Anche perché l’ascesa alla stella morente, al paradiso, all’Uno, o a quello che si vuole – basta che sia impreciso e sincretico, è quasi al livello del kitsch di Al di là dei sogni.
In più, è davvero greve in ogni passaggio, pesante su qualsiasi entusiasmo o coinvolgimento dello spettatore.
Bisogna ammettere che la parte finale, che tocca l’apice del kitsch, raggiungendo però la dimensione tematica della fallibilità umana, dopo aver discettato di Morte, Vita, Dio, Amore (e forse la carne al fuoco è un poco troppa), ha qualcosa di inspiegabile che affascina. Ma è solo una piccola ammissione, il resto è totalmente insopportabile
Nue Proprieté di Joachim LaFosse
Dramma familiare girato con macchina da presa pressoché ferma, che racconta della convivenza di una madre, Isabelle Huppert, con due figli gemelli di età indefinibile compresa tra i 15 e i 22 anni, più o meno nullafacenti.
La madre vorrebbe rifarsi una vita, ma i due non vogliono assolutamente saperne di cambiare le loro abitudini. Infatti il nuovo uomo della madre (un “fiammingastro”, come lo definiva un comico sottotitolo italiano), viene accolto a male parole, impediscono in ogni modo la vendita della casa dove sono cresciuti, e vivono ancora delle paghette del padre.
Pensando anche ai Dardenne viene da dire “posto allegro il Belgio, fossi un pipistrello mi piacerebbe viverci”. Ma siccome questa possibilità non si è realizzata, rimane un film algido, anche se già visto, che fa salire molto lentamente la tensione drammatica, in modo avvolgente, ma che non rinuncia a una metafora finale abbastanza scontata. Insomma, un buon film però patinato da quell’aria di dejà vu che hanno avuto quest’anno tutti i film della mostra
venerdì, marzo 16, 2007
Proprietà pubblico
Altro giro, altra corsa. Amiche, amici, ecco quello di cui si parlerà nella prossima puntata di Seconda Visione, martedì 20 marzo alle 2230:
- The Fountain - L'albero della vita (già ampiamente stroncato dopo la visione veneziana)
- Proprietà privata (che invece avevamo più o meno salvato al Lido)
- In memoria di me (la seconda prova di Saverio Costanzo dopo il bel Private)
- Lezioni di volo (il duro mestiere del critico da voi votato, che è toccato a Fede)
Come al solito, per avere l'esclusivo pass all-area degli studi felsinei di Via Berretta Rossa, dovete mandare una mail a secondavisionechiocciolahotmail.com. E poi avrete tutto: M&M's dei colori che vorrete, delle cuffie coprenti, un discreto caldo e l'emozione di condividere uno spazio ristretto con almeno un conduttore.
Vi aspettiamo a braccia aperte.
Una modesta proposta su INLAND EMPIRE o della divertente sovrainterpretazione (pippa)
Prima riflessione: quello che scrivo non aggiunge nulla al film, che è fatto di passaggi e di soglie tra mondi e tra piani di realtà. Quindi cerca di dare solo una mappa cognitiva per orientarsi in quello che accade, quello che non accade e i sentimenti che suscita. Un’operazione quindi contestabile, ma che crediamo essere necessaria per approdare a una “logica della sensazione”, che rimane di base una logica narrativa, anche se i suoi cardini sono esplorati a fondo.
Quindi, vietato dire “questo film è fatto di sensazioni e non si deve spiegare”.
Insomma un’operazione di districamento dei piani di realtà alla ricerca non di una spiegazione ma di una comprensione secondo una chiave di coerenza.
Togliamo innanzitutto l’inizio e la fine: la fine è una summa dei personaggi e della poetica di Lynch, come se indicasse la fine di un percorso, o il fatto che questo percorso esista. Lo dico all’inizio perché il tentativo esplicativo si baserà su altri film di Lynch, e si perdoni qualche imprecisione.
Il prologo invece è la chiave di tutto il film. Va pensato come la presentazione della Red Room di INLAND EMPIRE. Luogo a-temporale e a-spaziale (dotato di presenza ma non di esistenza) in cui vivono una serie di presenze che con le loro azioni e parole fungono da passaggi e soglie. Allo stesso modo del buio e degli sfocati, solo che questi ultimi sono figurativi mentre ciò che avviene nella Red Room è narrativo. Le presenze sono i conigli(demiurghi del passaggio tra mondi, coloro che hanno una conoscenza maggiore di quello che accade conoscono di più), il fantasma polacco, il cicciotto che ascolta Laura Dern, e la ragazza imprigionata (paragonabile a una Laura Palmer prigioniera della Red Room in quanto morta violentemente, peccatrice ma in fondo innocente).
Inoltre, c’è la trasmissione radiofonica più longeva più longeva della storia che mostra la persistenza oltre il tempo di quello che succede, e la sequenza di tradimento con le facce coperte. Quest’ultima si costruisce come archetipo, ovvero qualcosa di atemporale che si ripete in luoghi, condizioni e persone diverse. Tradimento (peccato) e punizione (morte) che è l’azione che rende permeabili le zone di realtà e permette il passaggio dall’una all’altra sia della narrazione sia delle presenze che popolano la red room. In entrambi questi casi si prepara il campo alla reiterazione dello stesso atto (il tradimento) che diventa archetipo e passa in zone di realtà, in temi diversi.
La ripetizione è ribadita anche da una cornice che si presenta dopo, la vicina pazza che dichiara l’insussistenza del tempo, e incornicia tutte le avventure di Laura Dern (sono accadute, sono un racconto della vicina, sono una presentificazione di altri tempi? Importa poco)
Ripetizione della medesima traccia: peccato e dannazione, tradimento. Un uomo e una donna tradiscono i rispettivi consorti, ma il marito della traditrice è parecchio geloso e vendicativo.
Lo schema della dannazione quindi rimane e rende palpabile la presenza della “red room” e la sua efficacia nell’esperienza delle realtà.
Inteso questo lo schema del film è simile a quello di Mulholland Drive. Due segmenti di film (due piani di realtà affiancati. In Mulholland Drive erano quello della giovane attrice che arriva a Los Angeles e tutto va bene (il provino, l’amore) anche se c’è qualcosa di misterioso, e il secondo in cui la medesima è un attrice fallita, tradita e abbandonata dalla sua amante, che decide di farla uccidere e poi viene distrutta dall’evidenza della colpa. In brevissimo, e scusate.
Lo stesso in avviene in INLAND, solo che tutto è più complicato dal fatto che ciascuno dei due livelli è ulteriormente sdoppiato
PRIMO LIVELLO: Nikki (Dern attrice) interpreta Sue (personaggio). Con un’inspiegata influenza reciproca, sia l’attrice sia il personaggio sono delle traditrici. Il tradimento è compiuto con Justin Theroux: che è sia Billy (personaggio) e Devon (attore). Semplicemente, il tradimento nella finzione fa sentire i suoi effetti nel reale, anche gli attori tradiscono e non solo i personaggi. Nikki ha un marito geloso. Durante questo segmento si manifesta la presenza di un mistero. Semplicemente l’opposizione è (i termini sono scorretti, ma giusto per capire) realtà/finzione.
SECONDO LIVELLO: in cui si entra quando Laura Dern entra nella porta Axxon. Si entra nella dimensione del mistero, del non spiegato, del sublime, prima solo accennato.
In questo caso l’opposizione è storia di Sue (la diegesi del film) e storia polacca (l’ispirazione del film). È la storia del tradimento di Sue che è identica ad una storia polacca che affonda le radici nel passato. In modo strutturalmente identico: c’è il tradimento, c’è il marito geloso che la picchia e le fa perdere il bambino, e viene uccisa dalla moglie del traditore gelosa (forse plagiata dal marito tradito). Anche in questo caso, il livello è diviso in due sottolivelli che si scambiano continuamente e si supportano dando senso l’uno all’altro.
La persistenza della ripetizione è anche narrativizzata dal fantasma (presenza del male come Bob di Twin Peaks) e dai conigli, che sono fatti della stessa materia e provengono dallo stesso piano di realtà. Luogo deputato al passaggio tra mondi da cui Bob/Fantasma Polacco proviene.
Nel momento in cui Laura Dern riesce ad esplorare questo mondo, riesce a liberare la Laura Palmer/donna davanti al televisore,dannata e uccisa, che in questo modo può accedere a una dimensione pacificata in cui riesce a vivere con il figlio (mai nato) e il marito (mai omicida)
Sinteticamente, lo schema (lineare) di INLAND EMPIRE è questo
1) Prologo (chiave)
2) Serie di cornici che definiscono delle mise en abyme
3) livello 1 (prima coppia di sottolivelli) Laura Dern persona/ruolo
4) livello 2 (seconda coppia di sottolivelli) dramma della gelosia americano/dramma della gelosia polacco
5) pacificazione tra i livelli, scioglimento e possibilità di accedere ad una dimensione pacificata
6) finale (summa)
manu
venerdì, marzo 09, 2007
GUIDA PER RICONOSCERE I TUOI OSPITI
 Piuttosto facile capire quale sia lo spettatore ideale della prossima puntata del vostro settimanale di cinema, sciocchezze e pretese culturali preferito in onda in ogni martedì sera dalle 22,30 alle 00,30 su Città del Capo Radio Metropolitana. Vi diamo però degli indizi:
1) Deve aver visto l'ultima furbissima creazione di Steven Sobriobergh, Intrigo A Berlino
2) Aver visto Guida Per Riconoscere I Tuoi Santi, esordio di Dito Montiel
3) Aver buttato via i soldi guardando Saw III duicendo anche "mah... magari non è malissimo"
4) Aver evitato come la peste il Duro Mestiere Del Critico. Tanto se lo vede l'esperto di giovanilismi Tommaso Simili. Il film per la cronaca è n HVDT, Ho Voglia Di Te.
Se vi riconoscete in questi 4 punti, la cosa è preoccupante, ma vi diamo la possibilità di riscattarvi. Serve per impressionare gli amici, persone che vorreste baciare, fare bella figura in ufficio. Scrivete a secondavisione [at] hotmail.com. I primi 5 potranno poi venire in Via berretta rossa 61/5, dire la loro sui film in oggetto, scegliere il prossimo Duro Mestiere, fare della balotta.
Vi si attende.
La Redazione
mercoledì, marzo 07, 2007
Così, stimolato dal post su Saturno Contro e dal commento di Dust, si ripubblica il Dogma Italico (e sue aggiunte nel tempo).
1) sono vietati i carrelli circolari
2) sono vietate rappresentazioni di donne isteriche e di uomini che non vogliono crescere
3) sono vietate le inquadrature di libri, locandine, quadri se non per fini esplicitamente commerciali o per ragioni narrative fondamentali. Il cinema deve far pensare e non suggerire il modo di pensare giusto o, peggio, suggerire un gusto.
4) è vietato l'uso della voce over per più di trenta secondi per ora di pellicola
5) sono vietate le rappresentazioni di minoranze di ogni genere secondo cliché: basta gitani vitali e furbetti e danzerecci , bravi senegalesi sfortunati, gay autoironici, ecc. Queste caratteristiche ci possono essere ma devono essere mixate ad altri tratti che emergono. Altrimenti è razzismo
6) sono vietate sequenze in casolari ristrutturati, specie se con le ante pitturate in celeste
7) sono vietati gli interni dipinti i giallo arancio/giallo/celeste tenue e dipinti in spugnato o consimili
8) gli esordienti registi, per passare ai lungometraggi, oltre a innovativi corti devono dimostrare di aver girato almeno 3 filmini di matrimonio/battesimo/cresima e di essere stati pagati dalle zie per questo
9) i provini degli attori devono essere eseguiti con accanto un paracarro per la prova di espressività
10) la psicanalisi, se presente, deve essere seria e motivata
11) è vietato il viraggio in seppia (Soderbergh maledetto)
12) sono vietate rappresentazioni di simpatici gaglioffi che negli anni 60/70 volevano cambiare il mondo ma poi sono i traumi, il sesso, le violenze, gli eventi a modificare loro (almeno questo non deve essere il messaggio principale)
13) le attrici non possono indossare gonnelloni lunghi a fiori
14) i trentenni in crisi hanno decine di pessime pellicole sull'argomento in cui ritrovarsi: moratoria di dieci anni su questo tema
15) in un film non possono comparire più di tre canne, non ci possono essere epifanie dovute alla THC. Si può superare questo limite solo se sono presenti altre sostanze stupefacenti.
16) tutti i registi che vogliano cimentarsi in una scena di sesso devono fare un anno di formazione: non ne posso più di gente che non sa girare il sesso, anche quando deve essere squallido la povertà di mezzi non riesce nemmeno a farlo sembrare squallido.
17) le canzoni pop di dieci anni anteriori all’uscita del film devono apparire una sola volta e non devono essere invasive
18) è vietato raccontare la vita degli studenti fuorisede a Bologna
19) A ognuno il suo mestiere: multimedialità non vuol dire che ogni cialtrone può fare qualsiasi cosa. Per scontare Pasolini abbiamo avuto Sepulveda, la Tamaro, Ligabue, Battiato, Paul Auster ecc. Il cinema non è solo un modo di esprimersi, è anche un linguaggio, ed è complesso da utilizzare. Se voglio esprimermi non scrivo liriche in lituano - lingua a me ignota - né organizzo un concerto per chitarra quando so eseguire solo “La canzone del sole” e pure male
20) è vietato il genere "elogio del cazzone" (es. Santa Maradona) - (definizione di A. Pezzotta, per onestà)
21) i personaggi non possono avere rendite petrolifere nascoste. Niente più sottoproletari che abitano in Piazza Navona, niente più traduttori (che vengono pagati un tanto al kilo come le aringhe) che vivono in lussuosi loft, niente disoccupati che hanno case disegnate da architetti di grido.
22)Vietata l’apologia del ritorno alla natura. Sono vietate quindi le opposizioni semantiche civiltà cattiva /natura buona, che si manifestino, ad esempio, con "telefonino=cattivo/suono del corno di capra dei Monti Sibillini=buono". Vietati altresì, per le stesse ragioni, i remake di Laguna blu ambientati in Salento
23) Vengono istituite delle scuole di dizione e di lingua italiana in sette località del territorio nazionale, lontane dai centri di produzione del cinema. Si propongono: Tarvisio, Cuneo, Gela, Correggio, Empoli, Isernia, Olbia. Gli aspiranti attori dovranno trascorrere in ciascuno di essi un periodo di almeno tre mesi in una sorta di Via Crucis della Crusca
24) I personaggi dei film italiani non possono pretendere di essere più interessanti dei loro spettatori, a meno che non lo dimostrino in modo convincente.
25) I bambini, a meno che non siano diretti da registi tipo De Sica (Vittorio), dovranno essere interpretati da adulti dotati di apposite maschere.
26) Diciamo no al veltronismo al cinema.
sabato, marzo 03, 2007
SATURNO CONTRO, Ferzan Ozpetek, ITA, 2006
La fiera dello spoiler e del moralismo!
Il peggio del cinema italiano. E non lo si dice esagerando: Saturno Contro ha tutti i difetti possibili immaginabili, tutte le mancanze che tengono ancorato il nostro cinema ad un livello bassissimo, incapace di raccontare altro che "crisi tra quarantenni" e tutte quello che ne consegue. Luca Argentero è un giovane palazzinaro romano. Vive insieme al suo ragazzo, Favino, che di mestiere fa lo scrittore di successo. Lo si capisce perché in primo luogo la loro casa straripa di libri, e poi perché - per risparmiare pagine e pagine di sceneggiatura - quando si parla di lui si parla di uno "scrittore di successo". Si poteva tranquillamente fargli fare l'astronauta, il camionista, l'oftalmologo... sarebbe stato identico. Fa lo scrittore perché si sa che i gay sui 40 che hanno una casa col parquet in centro a Roma, fanno gli scrittori. Il fatto che faccio lo scrittore serve anche a darci due indicazioni sul mondo messo in scena da Ozpetek: come già per Le Fate Ignoranti, gruppettino elitario di alto borghesi. Compongono infatti l'allegra brigata: Margherita Buy, psicologa che tiene corsi per far smettere di fumare. Suo marito Stefano Accorsi, bancario (pronto a trovare soldi da non si sa dove da prestare all'amico Argentero). Ambra Angiolini, giovane (!) scapestrata esperta di astrologia (non dimentichiamoci che il film si chiama Saturno Contro) e drogata. Come si capisce che Ambra si droga? Semplice: lo continua a ripetere e, nella sequenza di presentazione del personaggio, sniffa coca nel bagno di casa Favino. Serra Yilmaz non mi ricordo che lavoro faccia, ma è strabordante di frasi sagge dette senza peli sulla lingua. Ne ha passate di ogni, è la colonna portante del gruppo ed è sposata con Filippo Timi. Timi è succube di sua moglie, è fa il poliziotto. Lo si capisce perché a un certo punto, senza alcun motivo apparente, indossa una divisa da poliziotto. Che è succube invece lo si capisce perché sua moglie gli dice "sei succube!". C'è un giovane ragazzo che vorrebbe diventare scrittore che comincia a frequentare il gruppo. Ambra, appena può, ci informa che se l'è scopato due volte, Argentero sembra avere un debole per lui, Favino sostiene che, copiando il suo stile letterario, vuole far capire che è innamorato di lui. Che confusione! Sarà gay? Sarà etero? A qualcuno interessa? Ci pensa il ragazzo a chiarire il tutto con una bella frase di sceneggiatura: "non voglio essere etichettato: né gay, né etero; né tantomeno bi. Sono libero, quando amo... amo". Concludiamo con Ennio Fantastichini che non fa un cazzo. Ora, non ci crederete mai, ma Accorsi cornifica sua moglie con la bella fioraia Isabella Ferrari. I loro due figli evidentemente lo sanno e soffrono: la figlia infatti, pur avendo tipo 10 anni, parla come una psicologa e provoca sua madre sul suo territorio. Dalla sua innocente bocca escono frasi al vetriolo dette con una consapevolezza disarmante. Il fratellino piccolo invece è solo un bambino grasso, maltrattato dalla sorella che lo fa mangiare tutto il giorno. Argentero sgama lo scaltrissimo Accorsi mentre limona la Ferrari in pieno centro. Ovviamente mentre lo becca è al telefona con Margherita Buy. Sconvolto, ne parla con Accorsi, il quale tra le righe gli dice di farsi gli affari suoi. Infatti Argentero decide di organizzare una bella gita per tutto il gruppo a Ischia. C'è un problema? Basta stare tutti vicini vicini ed è risolto! Come si organizza una gita a Ischia? Con una bella cena a chez Favino. Basta farsi largo tra i libri, ed il gioco è fatto. Ambra, dopo aver detto "sono una drogata", apre la borsetta ed estrae una farmacia. Argentero, che non sa dire di no, si mangia una pastiglia. Immaginatevi la scena: tavola imbandita, musica turca in sottofondo, Timi che si aggira per il tavolo ballando e imboccando i commensali di polpette. Argentero chiude gli occhi, noi sentiamo i suoi pensieri: "Siamo un gruppo tutto matto, ogni tanto qualcuno c'ha un problemaccio brutto brutto, ma ci vogliamo bene e siamo troppo simpatici. Quando vedo i miei amici così, felici e spensierati, mi riempio di serenità: vorrei poter vivere così per sempre... anche se so che "per sempre"non esiste". Detto questo, sviene. Tutti insieme appassionatamente in ospedale. Più che al capezzale dell'amico morente, sembrano dei babbioni in gita: gags inutili con l'infermiera (la povera Milena Vukotic che anche stando zitta ferma immobile risulta più brava di tutto il cast del film), in 45 seduti sulla stessa panchina, fanno casino, vengono sbattuti fuori dall'ospedale... La Buy ferma la Vukotic per un corridoio per chiedere informazioni sullo stato di salute del loro amico. Informata del fatto che è in coma irreversibile, azzarda un "poverino... potesse smettere di soffrire...". La Vukotic si fa seria e gela la Buy con "Farò finta di non aver capito cosa mi ha chiesto". Così, en passant abbiamo toccato anche il tema dell'eutanasia che il cinema serve a riflettere la società... Ma il mondo, anche se ci piacerebbe tanto tanto, non è fatto solo di amici intimi con cui poter condividere la passione per l'arte, l'amore e la vita e le gags in ospedale. No. Ci sono anche persone estranee a tutto questo. Tipo i genitori di Luca Argentero che raggiungono l'allegra combriccola. E qui via a disarmanti confronti:
"Ma lei è il famoso scrittore "amico tutto speciale" di mio figlio?"
"Si, scrivo libri di successo e amo suo figlio. Abbiamo un armadio in due e dormiamo anche nello stesso letto!",
"Ah! La prego di comprendere il mio stupore, ma la mia educazione di stampo cattolico mi impedisce di comprendere come due persone dello stesso sesso possano provare amore reciproco! "
"Non si preoccupi: sono uno scrittore, sono consequenzialmente artista, quindi ho comprensione da vendere. Ce ne presto un po' se vuole"
"Grazie, lei mi ha aperto gli occhi. Ora capisco che l'amore non ha barriere e, anche se sarebbe più soddisfacente vedere mio figlio con una velina, se siete felici così... "
Non va meglio con la fidanzata del padre di Argentero. Parrucchiera, viene presentata come una demente dal cuore d'oro, capace di stupirsi del fatto che in quella casa col parquet siano tutti un po' "frivoli", ma pronta ad accettare il tutto con una bella e innocente risata. Il mondo è bello perché è vario.
Contemporaneamente dramma a casa Buy/Accorsi: lui rivela a lei di avere l'amante. Lei s'incazza. Lo sbatte fuori di casa. I figli soffrono. Lui si consola con la Ferrari. Che "all'inizio solo passione, ma poi..." E spazio a un classico del cinema italiano: piano sequenza (con tanto di camera che gira attorno ai personaggi) per i vicoli di Roma a seguire i due amanti. Tango di sottofondo, comparse in pose plastiche impegnate a leggere libri (immagino raffinatissimi), mentre sorseggiano un cappuccino in qualche caffè alla moda. E va beh... Ma bando alle ciance: Argentero muore (lo ricordo, per aver calato una pasta a cena). Tutti insieme appassionatamente a vedere il corpo morto del nostro amico sul tavolo dell'obitorio. Tutti si stringono, qualcuno piange... Ambra rimane indietro, chiude gli occhi, si risente la musichina turca dell'ultima cena. Si avvicina anche lei al corpo del morto e... SORPRESA! Non è morto! Siamo ancora una volta tutti uniti e ci divertiamo una cifra! Che bello! No... non è vero. Uno scherzo della mente, un sogno ad occhi aperti. (sarà causa della droga?): Argentero è morto davvero. A riprova di questo, il famoso scrittore di successo lascia tutti e raggiunge la sua villa in campagna. Lo fa per stare solo, perché sta male.
Ovviamente, il gruppo di amici lo raggiunge appena possibile. Qui si scopre che: l'amore è diverso dalla passione, il vino aiuta a stringere rapporti e fa venire fuori la verità, Fantastichini era l'ex ragazzo di Favino, le tragedie fanno riavvicinare, che gli amici servono per non stare solo. Mai. Cioè, è vietato stare da solo. Stai male? Chiama un pullman di gente pronta a frasi i cazzi tuoi! Infatti il povero Favino approfitta del sonno di tutti per andare a piangere su una scogliera all'alba. Distrutto dal dolore, torna alla sua villa in campagna. Si siede su un tavolo da ping pong. Nel frattempo gli amici si stanno alzando. Qualcuno prepara il caffè, qualcuno dice qualche ovvietà... Accorsi, silenzioso, si avvicina a Favino, prende una racchetta da ping pong, prende una pallina e la scaglia nella schiena a Favino. Una volta, due volte, tre volte. A quel punto, sei già pronto a immaginare una scenata pazzesca: "Ma insomma! Mi è morto il ragazzo per un motivo stupidissimo, sono venuto qui per stare da solo, mi avete raggiunto per rompere i coglioni, e te continui pure a tirarmi le palline nella schiena!" Invece no. L'allegra compagnia si impegna in una bella partita all'americana tutti insieme. Basta sofferenze, basta incomprensioni, divisioni, tradimenti, stare male: evviva il giuoco del ping pong! Siccome poi "evviva il giuoco del ping pong all'americana" possiamo fare un bel carrellone circolare, e fare risentire l'ultima frase di Argentero che ci guarda da lassù: "Siamo un gruppo tutto matto, ogni tanto qualcuno c'ha un problemaccio brutto brutto, ma ci vogliamo bene e siamo troppo simpatici. Quando vedo i miei amici così, felici e spensierati, mi riempio di serenità: vorrei poter vivere così per sempre... anche se so che "per sempre"non esiste". E al "non esiste", il 27° carrello circolare chiude il suo cerchio e al tavolo da ping pong non c'è più nessuno...
Girato come una fiction di mediaset, con interpretazioni che mettono imbarazzo, scritto malissimo, quando tocca tematiche "sul pezzo" (le coppie gay, l'agghiacciante ammiccamento sull'eutanasia...) riesce a far regredire di 20 anni la discussione. Come si diceva, il peggio del cinema italiano.
FEDEmc
venerdì, marzo 02, 2007
FORZA VENITE GENTE (non il musical)
Dopo le scorribande notturne i fasti mondani post-Oscar, i prodi Federico (novello Santamaria), Francesco (novello anziano) e Tommaso (novello vip) tornano martedì 6 marzo ad intrattenervi con una nuova, rutilante puntata di Secondavisione.
Questa la scaletta:
- scopriremo come i kazakhi vedono l'America in Borat
- scriveremo insieme alla Dench e la Blanchett il nostro Diario di uno Scandalo
- ci domanderemo come da John e Gena sia potuto nascere Nick Cassavetes e il suo Alpha Dog
E, puntuale come Il Sinistro Mietitore, ritorna il duro mestiere del critico, che ci illuminerà sulle doti recitative di Fabio Volo in Uno su Due.
Come al solito, i primi fortunelli che invieranno celermente una mail a secondavisione@hotmail.com potranno seguire la trasmissione dal vivo negli incommensurabili studi di via Berretta Rossa 61/5, decidendo il duro mestiere della settimana successiva e sbevazzando (previa spontanea e generosa elargizione di vinello nda) insieme agli amati beniamini.
La Redazione (a nome del collettivo Secondavisione che rappresenta)
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