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lunedì, aprile 23, 2007
 
Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti
 
Non avrei mai creduto che parole simili uscissero dalla mia bocca: Mio fratello è figlio unico non è un brutto film, tutt’altro.
Temo ancora di essermi bevuto il cervello, ma partivo con il corazzato pregiudizio che questo potesse essere il Santo Graal del brutto cinema italiano, la sintesi definitiva, e per questo sono andato a vederlo. Per avere un’ottima giustificazione che fosse valida per una settimana al cattivo umore.
Gli ingredienti erano perfetti:
1) ambientazione nostalgica anni sessanta-settanta, perfetta per l’elogio “ma quanto eravamo cazzoni, ma come ci siamo divertiti in quella magica epoca”, 2) Scamarcio e Germano che fanno due fratelli uno fascista e uno comunista che litigano, un cotè politico da far rabbrividire (destra e sinistra sono uguali, ma in fondo eravamo giovani e ci siamo divertiti in quella magnifica epoca), 4) Rulli e Petraglia alla sceneggiatura, che facevano presagire una specie di meglio gioventù in tono minore (in quell’epoca magnifica si sono commessi non pochi errori, ma erano dei compagni che sbagliavano e le cose belle della nostra bella Italia – come i casolari ristrutturati – sono dovute a noi, e se il Grande Altro non ce l’avesse impedito vivremmo tutti felici e contenti), 5) Luchetti alla regia (in quella magnifica epoca in cui lo si credeva un autore). 6) Rino Gaetano e la sua magnifica epoca 7) Rino Gaetano 8) Su tutto, il timore dell’effetto “Biff Tannen”, cioè che fosse presente un personaggio miracolosamente in possesso di un libro di storia dei successivi 40 anni, e quindi che le sue scelte fossero giustificate da un ammiccante “poi lo sappiamo tutti come è andata a finire”, un po’ come la pubblicità attuale dei Quattro salti in padella 9) l’uso smodato delle canzoni pop in funzione intellettualizzata midcult. 10) tipo quelle di Rino Gaetano.
Invece, tutto ciò viene evitato. Anche perché l’idea viene persa – o perlomeno ben celata – qualsiasi ambizione storica o politica, il porsi come testo in qualche modo giudice della materia storica. Il giudizio che si può trovare è quello dell’ironia, a volte squilibrata, ma comunque dominante.
Quindi, il meccanismo del brutto cinema italiano viene evitato scegliendo il registro del genere, della commedia. Mettendo in scena non dei prototipi di personaggi “verosimili, ma dei veri perdenti che non fanno altro che ripetere la propria sconfitta. Si parla di due personaggi, anche se il protagonista è uno solo, Accio, interpretato da Elio Germano. Due perché tanto è cialtrone Manrico, o Scamarcio seduttore impenitente e arruffapopoli, tanto da rimanere vittima del suo “prendere la vita così”, tanto è esasperata la ricerca di purezza, di essere al di fuori dei giochi, di Accio. E quindi, non fanno altro che ripetere i propri schemi, perdendosi nelle situazioni: ciò è più chiaro nella parabola di Accio, che passa dal seminario, ai fasci, ai comunisti, senza stare bene da nessuna parte e rimanendo ottusamente sconfitto, e orgogliosamente escluso. Ma questo orgoglio non è dovuto alla comprensione di una scelta fatta - non sto bene con nessuno, quindi vado per me – ma al fatto che per lui non c’era altra soluzione possibile.
Quindi è credibile la famiglia operaia che lo frustra, credibili (anche se mostrati con meno comprensione dal film) i fascistelli cui si accompagna, credibile lo sbertucciamento – anche se semplice –della sinistra anni settanta (l’Inno alla gioia defascistizzato) ecc.
Oltre al genere, l’altro modo in cui viene evitato il superotto generazionale ricreato in Final Cut è lo stile. E qui ci sarebbe da discutere, ma Mio fratello è figlio unico sembra riprendere, intelligentemente, alcuni motivi dello stile di Muccino, integrandolo a quello della casa di produzione (Cattleya): il che crea un ritmo particolarmente efficace nel momento in cui si vuol tenere alta l’attenzione e uscire da alcune difficoltà di sceneggiatura.
 
Manu
 
postato da secondavisione | 16:36 | commenti (17)


venerdì, aprile 20, 2007
 
IMPORTANTE
PUNTATA DEL 24 APRILE ANNULLATA

Dopo la pubblicazione del post qui e sul nostro forum ci è arrivata comunicazione che la puntata di martedì 24 aprile non andrà in onda. Il Network manderà in onda l'opera radiofonica di sergio ferrentino sull'assedio di leningrado, dalle 23.15 fino al gr 00.30.
decisioni dall'alto.
Il segnale arriva da Milano e copre quello che va in onda sulle radio satellite.
Sorry.
Amarezza.

La Redazione
postato da secondavisione | 18:24 | commenti (2)
 
ESCE UN FILM CHE SI CHIAMA SVALVOLATI ON THE ROAD

Disarmante anche per questa settimana il panorama cinematografico. Fra dieci anni parleremo di questo periodo come della stagione cinematografica più deludente in assoluto nella storia dell'umanità. Ne sono quasi certo. Ma ci deve essere un piano dietro, qualcosa... cioè, non si spiega altrimenti. Il collettivo ha comunque così deciso: martedì 24 aprile si parlerà di:

I Racconti di Terramare di Goro Miyazaki. Già visto a venezia 63, è brutto e noioso. Hayao manco lo saluta a suo figlio. Se lo incontra per la strada fa finta di non conoscerlo.

The good shepherd - L'ombra del potere d Robert De Niro. Che se è brutto, visto che per altro dura 167 minuti, potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso.

Ci sarebbe anche Sunshine di Danny Boyle... Ma il fatto che venga pubblicizzato come l'ultimo film del regista di Trainspotting, e  da allora sono passati undici anni senza mai beccare un film uno (e no: 28 Giorni Dopo non è un bel film), dovrebbe quantomeno metterci in allarme.

Tommaso - l'anziano - Simili compie gli anni. Per festeggiare andrà a vedere in sacrifico per Voi Mio Fratello è Figlio Unico. Un durissimo mestiere del critico condsiderando che: leggendo la trama la prima cosa che viene in mente è Nanni Moretti in Ecce Bombo che urla " te lo meriti Alberto Sordi!". La seconda è che l'ultimo film di Luchetti era di quattro anni fa. La terza è che il titolo era Dillo Con Parole Mie e io me lo ricordo, perché è stato un mio Duro Mestiere del Critico ed è uno dei fill più irritanti,l brutti, dannosi che io abbia mai visto.

Dai, venite in trasmissione a commentare questi bellissimi film! basta scrivere una mail al solito indirizzo che è secondavisione at hotmail.com
5 posti in serbo per Voi.

La Redazione
postato da secondavisione | 12:32 | commenti (4)
 

 Sono usciti il film in concorso a Cannes:

My Blueberry Nights di Wong Kar-wai
Une Vieille Maîtresse di Catherine Breillat
Les Chansons d'amour di Christophe Honore's
Le Scaphandre et le papillon di Julian Schnabel
Yasamin kiyisinda di Fatih Akin
No Country for Old Men di Ethan Coen e Joel Coen
Zodiac di David Fincher
We Own The Night di James Gray
Mogari No Mori di Naomi Kawase
Promise Me This di Emir Kusturica
Secret Sunshine di Lee Chang-Dong
4 Months, 3 Weeks And 2 Days di Cristian Mungiu
Tehilim di Raphael Nadjari
Silent Light di Carlos Reygadas
Persepolis di Marjane Satrapi / Vincent Paronnaud
Import/Export di Ulrich Seidl
Alexandra di Alexander Sokurov
Death Proof di Quentin Tarantino
The Man From London di Bela Tarr
Paranoid Park di Gus Van Sant
The Banishment di Andrey Zvyagintsev

postato da secondavisione | 12:32 | commenti (3)


domenica, aprile 15, 2007
 

Ripubblichiamo dalle cronache della Mostra del Cinema di Venezia del 2005

FUORI CONCORSO, EDMOND, Stuart Gordon

Stuart Gordon se lo ricordano tutti (tutti... Tutti i fans tamarri dell'horror come il sottoscritto) per Re-Animator. Dopo l'esordio col botto è riuscito poi a fare un film più brutto dell'altro, incapace (come l'amico Yuzna) di smuoversi da un'idea di horror profonadamente legata agli anni '80, invecchiata precocemente e spesso relizzata al peggio delle possibilità. Su di lui in realtà si era anche puntato molto (qualcuno si ricorda Space Truckers?), e ad ogni film ci si augurava la sorpresa... ma niente: al di là di Re-Animator, niente. Ultimamente anche lui emigrato in Spagna, sempre come Yuzna, era riuscito addirittura a peggiorare e i suoi film si erano fatti pressochè inguardabili (Dagon... mamma mia, Dagon) e anche gli appassionati del genere lo avevano un po' abbandonato.
Inspiegabilmente invece, dopo 20 anni di attività, Gordon cambia registro e, appoggiandosi a uno scritto di David Mamet, realizza un buon film. Non un capolavoro: un buon film. E guardate che non è poco. Edmond (William H. Macy) dopo anni di matrimonio, stressato da una vita che lo rende infelice, una sera decide di essere stanco di subire passivamente e imbocca la porta di casa per non fare più ritorno. Vagando per una fredda e folle città, si farà fare i tarocchi da una maga che, ovviamente, gli predice il peggio. Con enormi debiti verso lo script di Fuori Orario, il film segue la progressiva e inarrestabile discesa verso gli inferi di un uomo che nel momento in cui decide di vivere viene travolto dalla forza del destino. Non un capolavoro, già visto ed eccessivamente verboso, d'accordo, ma dal regista di Robotjox era lecito aspettarsi il peggio. Si può affermare che Mamet è più della metà del film e che l'altra metà del merito è tutta dell'interpretazione di Macy, ma forse ancora un po' di credito a Stuart Gordon possiamo darlo. Oltre a Macy brevi camei per Bai Ling, Denise Richards e Julia  Stiles (che, fortunatamente, muore) e per l'immancabile Jeffrey Combs, il dott. Herbert West di Re-Animator.

FEDEmc  

postato da secondavisione | 18:04 | commenti (4)


venerdì, aprile 13, 2007
 

TRE INNOCENTI, GOYA, EDMOND E (AFFETTUOSAMENTE) ZAMPAGLIONE

Martedì 17 aprile ossessiva quanto la schizofrenia l'ennesima puntata della vostra trasmissioncina preferita.

Per il  ritorno dietro la macchina da presa dopo 7 anni di Milos Forman scopriremo i misfatti dell'Inquisizione e se effettivamente Natalie Portman si spoglia o se è una controfigura ne L'ultimo Inquisitore.

A 2 anni dalla presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia constateremo se effettivamente l'Edmond di William H. Macy perde la brocca per una valida ragione oppure no.

Assolveremo Gli innocenti di Per Fly o li giudicheremo rei solo in virtù del pessimo trailer.

Canteremo con Zampaglione  o gli tireremo un tiro mancino demolendogli l'esordio alla regia Nero Bifamiliare per l'arduo duro mestiere del critico.

Aspetteremo 5 fortunelli che invieranno una letterina telematica a secondavisione(mollusco)hotmail.com, porteranno alcolici, sceglieranno il duro mestiere del critico della settimana successiva e vedranno da vicino i loro beniamini ed i vasti studios di Città Del Capo-Radio Metropolitana.

La Redazione

 

postato da secondavisione | 20:13 | commenti (3)


martedì, aprile 10, 2007
 

Centochiodi (Ermanno Olmi, 2007)

Visto che è un film davvero difficile da descrivere, forse faccio prima ad andare per esclusione.
Per essere una parabola, di cui avrebbe la struttura, propone figure già troppo cariche di significato e di sottintesi.
Per rientrare nella tradizione, ricchissima nel pensiero cattolico, dell’invettiva contro la cultura e la sapienza, manca di furia iconoclasta e di spirito distruttivo.
Per essere una riflessione sul progresso che sta per travolgere l’autenticità, ma tutto sommato non la travolge, non solo non dice niente di nuovo, ma disegna quadretti che hanno a che fare più con la commedia che con l’apologo.
Per essere un film sulla carne, sbanda pericolosamente verso certe atmosfere padane di Tinto Brass, non del migliore Tinto Brass: in fondo Miranda, fa rima con Zelinda.
Quello che resta, dopo un’ora e quaranta in cui ogni tanto ci si gira verso i vicini per trovare conferma di quanto visto, sono una quantità di situazioni che sarebbe troppo semplice definire implausibili o di metafore che non sono solo prevedibili. Quando Olmi azzecca l’immagine (poche volte: il siluro, l’uomo che chiede di riascoltare la parabola del figliol prodigo, l’arrivo di Raz Degan sull’argine) il film prende quota, mettendo in scena la radicale incongruenza tra Immagine e Parola. Quando non ci riesce, nella maggior parte dei casi, sembra il film di un esordiente che ha voluto dire troppo cose. 

p. 

postato da secondavisione | 20:57 | commenti (4)
 
SOGNO O SON PODCAST?

è successo che è accaduto che è capitato che si è verificata l'eventualità per cui la puntata di martedì 3 aprile non è stata caricata per il podcast. ce ne scusiamo e rimandiamo chi è interessato al sito vitaminic.it.
nello specifico, potete cliccare qui.
bella li.

la redazione
postato da secondavisione | 12:47 | commenti (11)


lunedì, aprile 09, 2007
 

Le vite degli altri, Florian Henckel von Donnersmark, Germania 2006

(Spoiler, attenziò)
Sulle riflessioni che il (rinascente?) cinema tedesco ha fatto sulla storia della Germania negli ultimi anni (Sophie Scholl, Goodbye Lenin, La caduta) questo film è sicuramente il più convincente. L'esordiente (oh sì, signori, von Donnersmark prima di questo ha fatto solo dei corti) regista ha uno sguardo sul suo passato in vertiginoso equilibrio: non sfocia mai nel pietismo, non eccede in scelte violente, ma riesce perfettamente a trasmettere il senso di disagio totale che dovevano avere i cittadini della Germania est, quel senso di oppressione latente, che si reificava solo ogni tanto, nei tremendi metodi di interrogatorio della Stasi. Un sistema che si reggeva sul sospetto continuo, sulla delazione, sullo spiare, appunto, le vite degli altri. Gerd Weisler, incarnato meravigliosamehte, come tutti gli altri personaggi del film, vive letteralmente in funzione del suo lavoro. Ascolta e trascrive, obbedisce e spia: tutto questo, ovviamente, gli impedisce di avere una vita propria. Invidia, certo, la relativa libertà di Dreyman e della sua compagna Christa Maria, e inizia a vivere di questa libertà, contraddicendosi profondamente, in quanto è proprio questo l'oggetto del suo lavoro, il cui fine è, in un modo o nell'altro, quello di interrompere la vita di queste persone, deviarla, farla rientrare nei ranghi del sistema della DDR.

Il problema è che se ne innamora. Un innamoramento empatico, così diverso da quello carnale consumato dal ministro nei confronti di Christa, sul sedile posteriore della sua automobile. E dico empatico perché il nostro, ad un certo punto, inizia a scrivere di loro, togliendosi le cuffie, redigendo rapporti perfetti quanto falsi su quello che sta succedendo nell'appartamento del drammaturgo. Ecco quindi che le vite dei protagonisti cambiano, grazie alla parola, non udita o parlata, ma scritta. Dreyman scrive un articolo di denuncia sui suicidi degli artisti della Repubblica Democratica Tedesca, Weisler inventa letteralmente un dramma per celebrare il quarantennale della DDR, sostituendosi al drammaturgo.

Risulta quindi perfetto il finale del film: Christa diventa un caso in mezzo ai tanti del periodo, tra delazione e autodistruzione, ed è di nuovo la scrittura e, specularmente, la lettura (del romanzo di Dreyman, dei rapporti degli archivi della Stasi riaperti al pubblico) a fare incontrare di nuovo i due, dopo un momento in cui il ribaltamento dei ruoli è stato totale, quando Dreyman spia da un'automobile la nuova vita del funzionario. "Non lo incarti, è per me", dice Weisler al commesso della libreria (sulla facciata della quale troneggiano scritte socialiste), riappropriandosi, così, di una piccola parte della sua vita, costruita in funzione di e non per danneggiare tutti gli "altri" che aveva tenuto sotto controllo.

Francesco

postato da secondavisione | 21:36 | commenti (14)


venerdì, aprile 06, 2007
 
L'ILLUSIONE DI PIANTARE CHIODI NELLE VITE DEGLI ALTRI POTREBBE ESSERE UN SEGNO DEL MALE

... e via a un'altra esaltante scaletta per secondavisione!

martedì 10 aprile, belli freschi dopo le vacanze pasquali, si parlerà di:

 Centochiodi
di Ermanno Olmi

Le Vite Degli Altri di Florian Henckel von Donnersmarck

The Illusionist di Neil Burger

e poi un bel duro e biblico mestiere del critico (ma anche clito) per il sottoscritto:

I Segni del Male di Stephen Hopkins

impossibboli mancare.
se volete venire in studio, scrivete subito subito una mail all'indirizzo secondavisione at hotmail.com

La Redazione
postato da secondavisione | 15:04 | commenti (5)


giovedì, aprile 05, 2007
 

Uno straccio di laicità (tanto di cinema, in 'sto periodo, è meglio non parlare)

Perché non se ne può più di avere una chiesa di Stato in uno Stato che dovrebbe essere laico.

Aderite, diffondete, copiate, indossate.
Ma prima, cliccate sull'immagine.

postato da secondavisione | 10:22 | commenti (2)