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mercoledì, giugno 27, 2007
And the winners are...
Nella prima edizione in diretta video del Gran Galà, che verrà ricordata anche come quella con la scaletta più serrata di sempre, sono stati assegnati i seguenti premi:
Gnocca dell'anno
Il cast femminile di Grindhouse - A prova di morte
Gnocco dell'anno
Il cast maschile di Ocean's 13
Premio DAMS e Scienze della Comunicazione
INLAND EMPIRE
Premio film equo e solidale
Mille miglia lontano
Attrice filodrammatica
Nicole Kidman per Fur
Attore filodrammatico
Marco Leonardi per Maradona, la mano de Dios
Migliore colonna sonora
Grizzly Man
Migliore attrice
Laura Dern per INLAND EMPIRE
Miglior attore
Leonardo Di Caprio per The Departed
Cesso di bronzo
Maradona, la mano de Dios
Cesso d'argento
The Fountain - L'albero della vita
Cesso d'oro
Babel
Premio del pubblico
Zodiac e Guida per riconoscere i tuoi santi (ex aequo)
Seconda Visione d'Oro
Lettere da Iwo Jima
E anche per quest'anno la stagione radiofonica di Seconda Visione è finita. Noi ringraziamo tutti a Città del Capo - Radio Metropolitana, ma ringraziamo soprattutto il nostro pubblico,che è venuto in studio, ha scritto e partecipato come non mai.
La redazione (un po' commossa)
P.S. Una chilata di grazie a Daniele Rollo che ha diretto lo streaming video e che ne ha messo un pezzetto qua.
venerdì, giugno 22, 2007
mercoledì, giugno 20, 2007
Il gran galà di Seconda Visione
Quest'anno la facciamo finita prima: come tradizione, martedì 26 giugno dalle 2230 in poi ci sarà la puntata speciale di chiusura in cui assegneremo i nostri premi. Musica sinfonica, considerazioni intelligenti, elenchi vari e le "cinquine" dell'anno di Manu e Paolo (fondatori emeriti di Seconda Visione, ma un tempo anche spocchiosi), Giangi di Modena Radio City, Violetta Bellocchio, il giovane cinefilo Kekkoz, Davide "Il Turro" Turrini, Pier Maria Bocchi e Roy Menarini. In più il voto collettivo dei numerosi partecipanti alle varie puntate, il nostro amato pubblico non pagante. Come al solito, ecco le nomination. E, come al solito, potete votare quanto vi pare, a noi fa piacere, eh, ma tanto i premi già li abbiamo decisi.
Gnocca dell'anno
- Cate Blanchett per Diario di uno scandalo
- Il cast di Grindhouse - A prova di morte
- Kirsten Dunst per Marie Antoinette e Spiderman 3
- Anna Hathaway per Il diavolo veste Prada
- Eva Green per Casino Royale
Gnocco dell'anno
- Il cast di Ocean's 13
- Daniel Craig per Casino Royale
- Clive Owen per I figli degli uomini
- Christian Bale e Hugh Jackman per The Prestige
- Ken Watanabe per Lettere da Iwo Jima
Premio DAMS e Scienze della comunicazione
- INLAND EMPIRE
- The Fountain - L'albero della vita
- Il grande capo
- L'amore giovane
- L'amico di famiglia
Premio film equo e solidale
- Mille miglia lontano
- Goodbye Bafana
- Babel
- Still Life
- Lezioni di volo
Attrice filodrammatica
- Laura Chiatti per Ho voglia di te, L'amico di famiglia, A casa mia
- Jessica Alba per I fantastici 4 e Silver Surfer
- Claudia Gerini per Nero bifamiliare
- Ambra Angiolini per Saturno contro
- Nicole Kidman per Fur 
Attore filodrammatico
- Marco Leonardi per Maradona, la mano de Dios
- Stefano Accorsi per Saturno contro
- Harvey Keitel per Il mercante di pietre
- Edward Norton per The Illusionist
- Tobey Maguire per Intrigo a Berlino
Miglior colonna sonora
- Scrivimi una canzone
- Guida per riconoscere i tuoi santi
- Grindhouse - A prova di morte
- Miami Vice
- Zodiac
- Marie Antoinette
- Grizzly Man
- The U.S. vs John Lennon
- Lettere da Iwo Jima
- Vero come la finzione
Miglior attrice
- Helen Mirren per The Queen
- Laura Dern per INLAND EMPIRE
- Il cast femminile di Cuori
- Marion Cotillard per La vie en rose
- Anna Bonaiuto per L'uomo di vetro
Miglior attore
- Clive Owen per I figli degli uomini
- Christian Bale per The Prestige
- Elio Germano per N. e Mio fratello è figlio unico
- Ken Watanabe per Lettere da Iwo Jima
- Leonardo di Caprio per The Departed
Cesso d'oro , d'argento e di bronzo
- Maradona la mano de Dios
- Apocalypto
- Il mercante di pietre
- Babel
- Saturno contro
- La ricerca della felicità
- The Fountain - L'albero della vita
- Fur
- World Trade Center
- Il giorno più bello
Seconda Visione d'oro
- Miami Vice
- Lettere da Iwo Jima
- Nuovomondo
- Grizzly Man
- L'arte del sogno
- The Prestige
- INLAND EMPIRE
- Guida per riconoscere i tuoi santi
- I figli degli uomini
- Zodiac
Votate, votate, votate. Ci sentiamo martedì prossimo.
venerdì, giugno 15, 2007
TEMPI DURI, DURI MESTIERI...
Mentre la stagione estiva sta per iniziare e quella cinematografica per collassare, Secondavisione si avvia a giungere al fatidico capolinea. Cercando di limitare le sciocchezze e le pretese culturali, martedì 19 giugno si cercherà di parlare di
Harsh Times, diretto dallo sceneggiatore di Training Day David Ayer, dove vedremo come quel gran figo reduce della guerra del Golfo Christian Bale non riuscirà a reinserirsi nella società dei matusa
I Fantastici Quattro & Silver Surfer, diretto (?) da Tim Story (e non è un nome d'arte), il sequel di un brutto film di cui nessuno sentiva il bisogno, eccetto, ovviamente, FedeMc
L'Uomo di Vetro, di Stefano Incerti, dove seguiremo le vicissitudini de l primo pentito di mafia
E per l'attesa rubrichetta Il Duro Mestiere del Critico, datosi che l'atteso ed interessantissimo documentario sull'interessantissima musica celtica in Italia Shan non è, ahinoi, uscito, il prode Francesco si immolerà per voi andando a vedere L'Eletto e cercherà di rispondere alla domanda che attanaglia tutto il popolo italiota: la Bellucci doppiata e con frangetta reggerà il confronto con la brava Bellucci che noi tutti stimiamo?
Cinque posti disponibili a chi invia una mailuccia a secondavisione@hotmail.com
La redazione
Nella foto: il collettivo di Secondavisione accoglie gli ospiti nei capienti studi di Città del Capo
Cannes a Milano
We own the Night di James Gray
Incipit strepitoso. Heart of glass di Blondie sparata. Primo piano di Joaquim Phoenix che emerge dalla penombra con sguardo truce (“ma è bolsissimo, mormora la vicina. Si assente), Controcampo di Eva Mendes che si masturba su un divano di broccato dorato. Blondie continua.
E il film tiene questo ritmo fino a un certo punto: quando Joaquim Phoenix, figlio del capo della polizia (Duvall) e fratello di un altro poliziotto (Wahlberg), rimane dalla “parte sbagliata della barricata”, gestore di un locale di gran successo nella Brooklyn del 1988 gestito dalla mafia russa. Ma poi sparano al fratello, Joaquim è sempre bolso ma combattuto, accetta di fare l’infiltrato. Bolso, ma efficace, e poi comincia la vita sotto la protezione della polizia. A questo punto inizia la sua conversione, il ritorno alle origini nel grembo della grande famiglia della polizia e della legge, e della famiglia patriarcale che lo aveva rinnegato per le sue scelte libere. I sacrifici sono grandi, ma la sua conversione è un po’ veloce e appiccicaticcia, qualcosa di meccanico. Che rovina il capolavoro suggerito dall’incipit, ma che non impedisce che il film funzioni onestamente e tenga su la baracca. Un po’ bolsa la baracca, ma accettabile.
manu
giovedì, giugno 14, 2007
In breve
Cannes a Milano
4 mesi, 3 settimane e 2 giorni di Cristian Mungiu
Storia di un aborto clandestino nella Romania di Ceausescu del 1987. Due amiche: Gabita, qeulla che deve abortire, e Otilia, l’amica che la deve aiutare facendo le cose più sgradevolo, che l’altra non può e non deve fare (corruzione, contattare e tanto altro colui che deve praticare l’intervento, sbarazzarsi del feto). Cannes piace il realismo e il seguire i personaggi à la Dardenne, e si era capito. Ma colei che viene seguita è Otilia, mentre abita viene lasciata a letto nell’attesa che il tutto si compia. E l’attesa per lo spettatore è snervante, angosciosa, e si narra una disperazione nascosta, quotidiana meccanica e senza scampo. Sconvolgente e bello: ma per aver voglia di rivederlo mi ci vuole una seduta di cura Ludovico. E si, l’immagine del feto poteva risparmiarsela.
La voyage de ballon rouge di Hou Hsiao Sien
Il maestro in vacanza a Parigi a spese del museo d’Orsay, che per il suo ventesimo anniversario ha commissionato dei film a una serie di autori (anche Ruiz, Assayas, Jarmusch) con l’unica costrizione di far vedere almeno in una scena il museo.
No, io capisco tutto: l’ispirazione dal film dal film del ’56 di Lamorisse, l’ipotiposi filmica del quadro di Vallotton, il discorso metacinematografico, il girotondo delle muse e tutto il resto che potremmo parlarne per ore e ore. Ma a proposito di un altro film.
Ceto medio riflessivo francese. Juliette Binoche imita Laura Morante che imita Juliette Binoche. Filmmaker cinese (taiwanese? è lo specchio dell’autore? È una riflessione sulla sua posizione in Francia? Non aveva idee migliori) che fa la baby sitter in Europa. Marionette (e fin qui va bene), superotto, tecniche digitali, quadri, passeggiate per Parigi, quotidianità, dialoghi così, come sono quelli veri.
E le metafore sui palloncini hanno davvero spaccato le palle.
Che palle. Un film brutto può capitare a tutti no?
Maledetti soldi francesi.
Smiley Face di Gregg Araki
Anna Faris (quella che viene attaccata al soffitto da un geyser di sperma nel primo Scary Movie, per intenderci) è laureata in economia ma passa le giornate a fumare erba e a provare a fare l’attrice. Un mattino mangia una decina di muffins preparati dal suo coinquilino nerd e forse psicotico, senza sapere che sono torte alla marijuana. Quindi la si segue in tutta la giornata in cui cerca di recuperare soldi per risolvere i problemi vendendo marijuanaa chiunque, seducendo un nerd ritratto in modo cinico e perfetto, entrando in possesso di un originale del “Manifesto del partito comunista” truffando Marion Ross (cioè Marion Cunningham).
Si ride un casino ma in realtà è un tristissimo impietoso ritratto di qualsiasi velleitarismo. Bello, Forse un po’ moralista, ma anche no.
In aggiunta
Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti
Discepolo di Olmi, ribalta le convenzioni senili del maestro e mostra che il ritorno alla natura non si dà. Un pastore francese (ex professore, che ha deciso di tornare alla natura) decide di trasferirsi con la famigliola nel ridente paesino di Chersogno, in una valle piemontese dove si parla occitano (langue d’oc, non d’hoc, porca troia, ma le maestre non vi bacchettavano sulle nocche, non vi consigliavano di prendere in mano un aratro? Fine del momento “Reazionario oggi”). Un sindaco progressista lo prova a far digerire alla comunità, che prima lo accetta storcendo il naso, ma poi grettezza, paura dello straniero, orgoglio residuale di essere gli unici ad aver diritto ad abitare lì sebbene il luogo sia abbandonato da anni e usato solo come località di villeggiatura. Rigoroso linguisticamente, capace di mostrare come i fantocci dell’idea di “cultura”, di “radici” e di “territorio” siano solo delle posizioni gonfie di retorica e povere di realtà: la cultura viva è gente che vive assieme, e non celebrazioni di ciò che non può più essere. E soprattutto, ancora una volta, che il buon selvaggio non esiste, anzi. Gran bel film distribuito in tre copie (mi sa che c’è solo a Roma e a Torino, in questo momento)
Chiudo con una citazione che amo molto, anche se l’ironia non è molto adatta a questo film, e l’obiettivo leggermente diverso. Insomma, non c’entra un cazzo ma piace ai giovani.
"Avevano le carte. Le guide. I prospetti. Gli itinerari. I dèpliants. No: dovevano passarsi le liste private, le informazioni in esclusiva. Volevano sentirsi pionieri. cercavano di partire con l'idea che la Costa Brava stessa ancora aspettando le navi cartaginesi; che le sponde del canale d'Otranto fossero abitate dagli Iapigi; che su intere zone del palermitano, sfuggite ancora ai rilievi cartografici , le sole notizie certe fossero quelle riportate dai Botta l'anno scorso...
Ecco. Chiunque fossero e qualsiasi cosa facessero mai che li sfiorasse il più lontano sospetto. sullo stesso scoglio, sulla stessa erta sassosa, erano disposti a saltarci in dieci, in mille, in centomila; ma le cavallette, i volgari che rovinavano tutto, erano e sarebbero sempre stati gli altri. Loro, erano sempre un caso a parte...
Ma ecco il punto: non avrebbe dovuto capirlo da sé, allora? che proprio lì stava tutta la differenza? che non c'er davvero riposo se sapevate che accucciata alla porta dell'albergo, o della tenda, o della casetta bianca tra gli ulivi, stava ad aspettarvi, festosa e inesorabile come una cagna randagia in cerca di nuovi padroni la possibilità della circumnavigazione del golfo, dell'esplorazione delle grotte, del giro dei monasteri, della spedizione all'interno con l'incontro del contadino analfabeta ma di nobile tratto, che vi metteva in mano, e fuggiva prima che poteste anche solo ringraziarlo, la caciotta o il carciofo gigante, il fragrante pagnottone, la collana di fichi secchi? Nel Monferrato, non c'era nessuna possibilità. Niente da perdere nel raggio di decine di chilometri. e i contadini cercavano solo di fregarti..." (Fruttero e Lucentini,La donna della domenica)
manu
venerdì, giugno 08, 2007
Onda su onda
Siamo a metà giugno, ma ancora ci crediamo. Nel cinema, che avete capito? Quindi eccoci pronti a sciorinarvi la scaletta dell'imprescindibile puntata di martedì.
- Ocean's 13: Steven Soderbergh ci può piacere (ma non è mica detto) solo quando fa il cazzone con i suoi amici. Speriamo ci sia il free bar;
- Il matrimonio di Tuya: sulla carta questo film di Quanan Wang potrebbe essere spaventoso, ma: a) dura poco più di un'ora e mezzo, quindi è praticamente un cortometraggio, rispetto agli standard attuali del cinema di prima visione; b) se ne parla bene in giro;
- Presa mortale: è il duro mestiere del critico votato da voi per fare un piacere a FedeMC che è palesemente contentissimo di vedere un film con un wrestler come protagonista.
Per essere presenti nei nostri studi, ed è una delle ultime volte che avrete quest'enorme e fantastica possibilità, basta mandare una mail a secondavisione+hotmail.com.
Daje.
La redasiùn
martedì, giugno 05, 2007
Breakfast on Pluto di Neil Jordan
Premessa: si è visto il film doppiato. Questo doppiaggio rasenta il penale. Quindi, qualcosa si è perso
Svolgimento: Il film non è né bello né brutto. È così: non spinge sul pedale delle emozioni, cerca la leggerezza, sembra trovarla, ma poi inciampa in qualche colpo basso. Cillian è meraviglioso – anche se avrei voluto sentire la sua voce – ma Patrick Kitten è descritto solo come un angelo caduto. Non è un po’ poco? In ogni situazione lui non fa che essere (meravigliosamente) sprovveduto. Sempre sprovveduto. Il che fa venire voglia di chiedersi: ma qualcosa in più pare brutto. In realtà in questo potrebbe essere celata un’intenzione ben precisa: la derivazione letteraria è ostentata. La struttura a capitoli, di cui ciascuno altro non è che un breve schizzo di qualcosa, leggero e insufficiente per il dramma, ma abbastanza per creare un’empatia leggera e non approfondita. I coprotagonisti che non hanno un carattere proprio se non per riflesso nelle gesta dell’angelo caduto. Insomma, è come se il dramma non fosse cercato, non fosse interessante. E questo è un bene, ma anche un difetto originario nel film. Che risulta, in fondo, vecchio.
Mi spiego: la parola d’ordine è la sp rovvedutezza del personaggio. Glielo dicono, lo ammette, ne fa un modo di attraversare dolori, eventi, gioie e la Storia. Con le ovvie differenze, a me ricorda Forrest Gump, forse il film più anni novanta che si possa immaginare. Nella sua ansia di sintesi, di una storia puramente narrativa senza traumi pubblici. Kitten passa, nella sua sprovvedutezza, dal Bloody Sunday (‘72) all’elezione della Thatcher (‘79), passando per gli attentati dell’IRA.
Meglio la figura dell’ingenuo angelo caduto che il saggio viaggiatore del tempo (cfr. La meglio gioventù), ma le operazioni di sintesi di periodi storici tra privato e pubblico mi pare abbiano fatto il suo tempo. La storia non è finita e vorrei evitare tra trent’anni di anni di fare sintesi sul presente attuale: la storia si muove e chi fa bilanci viene travolto, op perlomeno non è più così interessante dato che il postmodernismo è in gran parte alle spalle. Inoltre, suo malgrado, anche l’Irlanda è un luogo leggermente anni ’90: lo so che è ingiusto legare un paese alla diffusione massiccia di Irish Pub in franchising Guinness nel basso lodigiano, ma chi non è andato in Irlanda in quegli anni? Inoltre si ascoltava Enya e i Modena City Ramblers pe svolta latina, e si leggevano i diari di Bobby Sands. Non che sia colpa del film, è che forse i tempi sono cambiati.
Quindi, è un film in qualche modo sorpassato, che non ha la forza di ergersi a qualcosa di più transstorico.
Si Cillian Murphy è meraviglioso. Sì il tono è piacevole, anche se è quello dell’abusatissima leggerezza (“non sono superficiale, sono leggero” disse Cesare Cremonini, in Un amore perfetto). Sì, alcuni schizzi di sequenza sono azzeccati. Ok, le sequenze oniriche sono godibili. Ma non è peccato pretendere di più. Un po’ di più del non riuscito, delle intenzioni solamente abbozzate, del solo artifizio narrativo dell’angelo caduto.
Manu
PS. Sarà lo spirito del tempo (e del luogo), per cui basta affermare “eh, i preti sono proprio dei birichini” per essere spediti dalla gerarchie a patteggiare con Minosse, ma nel momento in cui il prete con il figlio travestito e la ragazza madre del morto ammazzato in quanto traditore dell’Ira provano a fare la famiglia allargata felice (Ozpetek maledetto) senza alcun intervento immediato del vescovo e della brava gente ho pensato “Eh, però stiamo esagerando con il romanzato. Che è, un’altra sequenza onirica?”. Poi il triste verosimile ha preso il sopravvento.
(da Venezia 2006 ripubblichiamo)
The U.S vs John Lennon di David Leaf e John Seinfeld
Nella sezione "Orizzonti", un documentario di stampo televisivo che narra la svolta “politica” di John Lennon e, visto l’ascendente che aveva sui giovani, i timori, le manovre e – alla fine – il tentativo di espulsione perpetrata dall’amministrazione Nixon nei suoi confronti. Grande sfoggio di materiale d’archivio, ricostruzione storica puntigliosa e lavoro in post produzione sulle foto d’archivio veramente mirabile. Ma John Lennon (mito indiscusso) contro Richard Nixon (considerato da tutti un farabutto) è una tesi talmente facile che probabilmente sostenere “Gandhi contro la scabbia” sarebbe stato un esercizio di dialettica più complesso da sostenere.
Oggi che essere intercettati è più che una possibilità ma un fatto, fanno sorridere – amaramente – le paranoie di Lennon.
Pessima la ricerca di pathos finale saltando di sette anni per arrivare alla morte di Lennon, quando il tema era molto ristretto temporalmente (1968 - 1974). Inspiegate in modo non molto corretto lo scioglimento dei Beatles (neanche citato) e perché, nonostante tutte le mobilitazioni e le cattiverie, e i giovani, Richard Nixon vinse alle presidenziali del 1972. Non sarà che le canzoni non possono cambiare il mondo?
Bella la passione e interessante il sottotesto, che ho visto forse solo io, di come la notorietà di Lennon in fondo fosse usata come un’arma dai “politici” dei movimenti
venerdì, giugno 01, 2007
Altro giro, altra corsa
Venghino, siòri, venghino. Negli studi di via Berretta Rossa 61/5 in quel di Bologna, si vince sempre, con Seconda Visione, cinema, sciocchezze e pretese culturali.
Per la puntata del 5 giugno prossimo venturo, abbiamo un programma da strangugliarsi! Ecco i film in scaletta:
- Death Proof, di quel funambolo di Quentin Tarantino, cioè la parte di Grindhouse che è andata a Cannes, con scene in più, emozioni a capocollo, Kurt Russell!
- The U.S. vs John Lennon, ovvero la persecuzione del Beatle da parte del governo americano, perché lui era il bene e il governo (come tutti i governi e i matusa) il male;
- corse, esercizi, pilates e amori juvenili in Cardiofitness, l'atletico duro mestiere del critico che, per motivi di contrappasso, è toccato in sorte a Tommaso l'anziano Simili.
E forse quel genio della clownerie di FedeMC si andrà a vedere anche tre ore tre di Pirati dei Caraibi, ma la notizia è ufficiosa.
Orsù, non perdetevi questa grande occasione, prenotate il vostro posto a sedere in prima fila mandando una lettera elettronica a secondavisione#hotmail.com.
La redazione
Nella foto: l'entrata principale degli studi di Città del Capo - Radio metropolitana prima dei lavori di restauro diretti da Alvar Aalto.
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