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giovedì, dicembre 20, 2007
Un distinto Natale a tutti

Nella foto: i conduttori e il pubblico dell'ultima puntata del 2007 di Seconda Visione.
No, davvero.
Sotto corna e cappelli da Babbo Natale, in piedi da sinistra: Francesco, la dott.ssa Zampogna, Tommy, la Papessa. Seduti Paolo B., Anna, Tommaso e il signor Carlo.
Bonus track:
Esercizi di stile
(perché andare al cinema quando si può scoprire l’acqua calda con soddisfazione estrema?)
La promessa dell’assassino di David Cronenberg
Corpi maciullati, corpi grondanti sangue, sangue che decostruisce il corpo, sangue malato che fa ammalare il corpo, corporeità dello spettatore, corporeità esibita, oculata, occhiata, visone della corporeità, corpo proprio e improprio, corpo della pellicola, corpo del digitale, corpo del superotto, corpi che si intersecano che si contagiano, che si accoppiano che si accoppano, che mutano che si mutuano che avvolti da mute muti parlano un linguaggio di segni che si fanno corpo nel loro essere immagini senza corpo, paradossalmente corporee.
Paranoid Park di Gus Van Sant
La gioventù di Van Sant è una gioventù sazia e disperata, abbandonata, senza valori, effimera, insulsa, che ripete gli stessi gesti insulsi, ripete le classi, ripetenti della vita che non sanno più dove andare, senza senso, senza significato, senza testi, senza discorsi, senza parole, senza speranza, senza fede, senza carità, senza umanità, senza dolcezza, senza coraggio, senza spina dorsale, senza fibra, senza volontà, senza forza senza vita, senza sesso senza passioni senza energia.
Una moglie bellissima di Leonardo Pieraccioni
Quant’è bella la Toscana! Agriturismi in toscana dove ci sono rustici contadini toscani che bestemmiano simpaticamente come sanno fare i toscani. Ah la simpatica campagna toscana dove gli inglesi hanno sostituito i toscani che si sono estinti litigando nel loro campanilismo toscano, che fa ridere anche i non toscani con lo spirito toscano, toscanamente cinico, di un basso corporeo toscano, ma anche cronenberghiano ovviamente, che intertesto interessante), che ha un rapporto con l’autentica trascendenza toscana.
Natale in crociera di Neri Parenti
Comicità di grana grossa volgare non raffinata, facile semplice per palati buoni che vanno una sola volta all’anno al cinema e non capiscono niente che non siano rozze puzzette, grevità, pesantezze, indigestioni, farsesche grezzità, tamarrate galattiche, risate truzze, coatte, malfatte infantili regressive.
E in superanteprima
Il nuovo film di Ken Loach
Da un regista impegnato troviamo il consueto coraggio politico, capace di sollevare istanze sociali, che coinvolgono la società la cultura il turbo capitalismo. Prendere una posizione a favore dei diseredati, dei poveracci dei clochard, dei reietti, degli outsider, dei rifiuti, degli esclusi, dei marginali, dei nerd, dei poveri, dei nuovi poveri, dei sempre poveri, degli sfruttati, dei proletari, dei sottoproletari, dei licenziati, dei cassaintegrati, dei pensionati, dei prepensionati, dei sindacati Alitalia, di quelli che non arrivano alla fine del mese, dei precari, dei disoccupati.
Il nuovo film di David Lynch
Un film lynciano, a scatole cinesi, inquietante, ambiguo, indecidibile, ininterpretabile, sovra interpretabile, interpretabile all'infinito, interpretabile da me e non da voi, oscillante, vago, sfocato, impreciso, indefinito, senza confini, avvolgente, da rivedere più volte, inscioglibile, invedibile, irresolubile, intrippante, agghiacciante, intenso, appropriante. Cioè, che esperienza di visione/invisibilità filmiche!
manu
sabato, dicembre 15, 2007
Prima che escano in dvd.
Sintetica rubrica di recensioni tardive.
Il nascondiglio (Pupi Avati, 2007)
Si può parlare male di un film di Pupi Avati, uomo di solido mestiere e di ancora più solide frequentazioni? È difficile, tanto più che il film, un giallo che finisce per funzionare come un horror, è davvero ben confezionato. Una donna esce dalla clinica psichiatrica e va ad abitare in una casa infestata da inquietanti presenze. Laura Morante dà finalmente un senso al suo overacting, creando un personaggio in apparenza facile facile, in realtà ambiguo e scivoloso. A metà del film l’inghippo è più che chiaro, ma la tensione non cala. Un po’ perché l’ambientazione classicissima aiuta sempre, un po’ perché Avati, da vero cattolico, fa ondeggiare sospetti di insanità e di colpa, a turno, su tutti i personaggi. Shining è ovviamente un’altra cosa, ma se si pensa in che maniera il regista di Inferno ha dilapidato il suo talento, c’è da essere contenti che quello di La casa delle finestre che ridono, tutto sommato, se la passi bene.
La ragazza del lago (Andrea Molaioli, 2007)
Si può parlare non bene di un film italiano che ha unito critica e pubblico all’insegna del noir e di Toni Servillo? Non si potrebbe, ma lo facciamo lo stesso, un po’ per il solito spocchioso anticonformismo, un po’ perché qualcosa effettivamente non funziona. Commissario esperto e disincantato indaga sul caso di una ragazza trovata morta in riva a un lago friulano. Il problema è che non si può continuare a confondere il noir con la gastrite del personaggio principale. Molaioli lavora di fino e di sottrazione, ma il suo film sembra un po’ la maniera di quelli di Sorrentino, che già di loro raggiungono a volte il livello di guardia del compiacimento. Senza contare che qui la sceneggiatura semplifica al massimo, all’insegna della simmetria, caratteri e snodi (matti/bambini, giovani atleti/vecchi infermi, detection/malattia...). Servillo sarà bravissimo, ma sfoggia un solo registro interpretativo, fatto di incertezze calcolate e di sottovoce. Tecnicamente non c’è nulla da dire, ma alla quinta frase da manuale dell’hard boiled strategicamente posta in chiusura di sequenza (“La mia è una dermatite atipica. Nel senso che nessuno sa come curarla.”) viene voglia di uscire dal cinema. Denis Fasolo me lo ricordavo solo in Un amore perfetto come deuteragonista di Cesare Cremonini, ma è bravo davvero.
La giusta distanza (Carlo Mazzacurati, 2007)
A me Mazzacurati sta simpatico. Non ha fatto sempre bei film (gli ultimi, per esempio, non mi sembrava lo fossero), non ha mantenuto tutte le promesse di Notte italiana, ma, in attesa di migliori aggettivi, mi pare un regista estremamente dignitoso. Qui per esempio parte da una storiella che potrebbe essere uno dei mille romanzi di formazione del cinema italiano, ma chiude toccando corde piuttosto angoscianti. Un ragazzo della bassa rodigina sogna di fare il giornalista, lo diventa a costo della morte di due persone a lui vicine. All’inizio sembra l’abituale ritratto della periferia italiana, solo un po’ aggiornato con maestre precarie e meccanici maghrebini; in parte forse lo è. Ci sono i matti ma in fondo buoni della provincia, c’è il simpaticone un po’ raisonneur (Natalino Balasso, bravo), ci sono la pigrizia e il bar. Insomma c’è quel quadretto rassicurante che i critici di una volta chiamavano bozzetto, in cui nulla di importante, alla fine, succede. Solo che, tra evidenti citazioni felliniane (il passaggio del barcone, il veglione, il finale) e delitti gratuiti, dal vacuo bozzetto sbucano l’orrore e l’odio che le persone covano. Mazzacurati restituisce alla provincia questo aspetto torbido e realmente disperato, ma non lo mostra come raptus, come follia momentanea (quello che tendenzialmente fa la cronaca nera di Cogne, Erba, Garlasco). É solo questione di sfumature e le stesse figure che un attimo prima facevano ridere (il cartolaio ricco e cafone, la sua equivoca moglie, il bell’autista dell’autobus) possono fare spavento.
p.
martedì, dicembre 11, 2007
L'angolo dell'autopromozione
Come tutti coloro che appaiono in questo periodo, anche noi consigliamo di regalare la cultura per il santissimo natale. Un bel libro, che scalda la mente, il cuore e pure il caminetto.

Due di noi hanno collaborato a questo volume. Segnaliamo quindi, sperando di fare cosa gradita.
manu
lunedì, dicembre 10, 2007
Amici
io domani sera mi sentirò molto orfana di pubblico attorno a me...Quindi dovrete aiutarmi (aiutarci) a superare la saudade chiamandoci numerosi! Per l'occasione ho anche imparato a memoria i numeri di telefono, e giuro di ricordarli anche al sesto bicchiere di vino..al quinto sicuro...
Per cui vi aspetto, anche perchè proporremo quizzzsss di difficilissima risoluzione che necessitano di un pubblico colto e competente quale voi siete.
Ma robe che nemmeno il rebus di Bartezzaghi sulla Settimana Enigmistica..
Tipo antipodi palindromi.. O annerite gli spazi col puntino...
Siateciii!
lapapessa
SecondaVisione deluxe!
Tutta la radio è in Campagna Abbonamenti e noi non siamo da meno. Domani puntata speciale di Seconda Visione: quiz, premi e cotillon.
Siateci, chiamateci, vincete.
La redazione
Nella foto: entusiasmo spontaneo a RCDC durante la Campagna Abbonamenti
The Kingdom di Peter Berg
Uno si può far gabbare. Io mi sono fatto gabbare dallo strillo “dal produttore Michael Mann”. Che, probabilmente, qualche dollaro ce l’ha messo: che ne so, ha organizzato un party in piscina di fine riprese, o ha portato due vassoi di babà sul set. Direi non di più. Alla fine del film volevo telefonare al Codacons, ma poi ho deciso di scontare in solitaria i miei peccati.
In sintesi, sono due ore di SUV che scorazzano per le strade di Riad con musica che fa tu tum tu tum e montaggio a tempo. Tipo Hot Fuzz. E questo sarebbe sufficiente
Tre cose belle: primo l’idea realizzata pessimamente, di un Syriana tamarro. Poi due battute, che potrebbero stare in un action movie anni ottanta ma si è di bocca buona, Jamie Foxx (agente FBI) che dice “ehi, quello sa dov’è Bin Laden? Potrei avere una bella promozione per questo”, e un diplomatico che, mentre sta arrivando un principe saudita, dice a Jennifer Garner – la versione utilitaria di Hilary Swank – “ehi, il livello delle tette è troppo alto, provvediamo”.
E anche l’intro “storia dell’Arabia Saudita del 20 secolo in due minuti et for dummies” non è male.
Basta, che si è già di manica larga. Improponibile lo svolgimento drammaturgico: un’ora e mezza in cui la squadra speciale trova il modo di andare a Riad, raccoglie capelli, impronte, fa deduzioni da pochissimi indizi, e venti minuti per individuare il covo dei terroristi pericolosissimi, accoppare tutti, far esplodere un quartiere, mitragliare a destra e a manca e diventare eroi.
Poi una frotta di colpi bassi da Z movie. Bambini come se piovesse, se a un certo punto se ogni personaggio del film andasse in giro con un doppio marsupio con un infante davanti e uno dietro mentre si smitraglia qua e là ci sarebbe una certa coerenza. Il montaggio delinquenziale sul dettaglio degli occhi tumidi degli eroi dopo il sacrificio di un amico, che neanche in un spot per l’arruolamento delle forze armate. L’ambiguità posticcia del finale: dopo aver girato un film che ti spinge ad invadere l’Iran con un set di coltelli Ikea tra i denti, mi fai una telefonata macchinosa per dirmi “l’odio genera odio, la guerra genera guerra?”. Ma la vergogna dov’è finita, signora mia? Si vede che era una roba a cui si teneva, per come viene enfatizzata, ma uno dovrebbe guardare il proprio film e dire: “è una porcheria, tagliamola”, e invece si ha la sensazione che si avesse in mente il finale e si sia attaccata una trama per poter dire il proprio messaggio al mondo intero.
Seriamente: l’idea di fare Syriana è abbandonata subito, le complessità della politica internazionale cedono subito il passo a una linearità di indagine da serie tv (raccolta prove, conclusioni parziali, scovare il colpevole, tutti hanno fatto il loro lavoro), l’idea di fare un action movie sulla linea dei Bourne girati da Paul “uso la macchina da presa come se stessi preparando un Cosmopolitan”* Greengrass affoga nella noia da spiegone. Quindi delusione su tutti i fronti. Per riassumere: ammazza che sòla.
*Qualcuno scriva un saggio “L’influenza del superomismo di Tom Cruise in Cocktail sulla generazione dei cineasti post 9/11”
manu
giovedì, dicembre 06, 2007
Paranoid Park (Gus Van Sant, Usa/Francia 2007)
Van Sant continua a parlarci di giovinezza e adolescenza, in maniera più intima di quanto avesse fatto con Elephant e più riuscita del tentativo di Last Days. Incentrando ancora una volta la trama su un evento violento e delittuoso, ma non portando a termine (almeno secondo i canoni) la conclusione drammatica del fatto (che così acquista un'importanza relativa) mette in scena qualche settimana di vita di un gruppo di adolescenti di Portland (il titolo è il nome che gli skateboarder danno ad un parco da skate della città).
Lo sguardo di Van Sant coglie appieno la bellezza di una gioventù già morta, alla quale, quindi, non può interessare niente di niente. Una gioventù viva allo stesso tempo, che si esprime meravigliosamente (naturalmente, verrebbe da dire, o in maniera animale) con lo skateboard. La colonna sonora (che usa - è il caso di dirlo - brani diversi tra loro, da Beethoven a Nino Rota a Elliot Smith) serve in maniera precisa a raffigurare lo stato sospeso e mobile dell'emotività adolescenziale. Quando il protagonista va in macchina dal suo amico, avendo davanti a sè una serata di libertà e divertimento, l'autoradio ci fa sentire in sequenza un pezzo hip-hop pompatissimo, un brano della Nona Sinfonia, proprio mentre piove, e infine un silenzio agghiacciante e annoiato che anticipa l'esito della serata. Un alternarsi rapidissimo di suoni che rimbalza sullo stato d'animo del protagonista.
Mescola le carte del tempo, Van Sant, in senso microscopico, mostrando davvero come si usa il ralenti per scopi espressivi, e andando avanti e indietro tra i giorni e le settimane che formano il periodo raccontato dal film. Quello che viviamo è la bolla in cui vegetano gli adolescenti che popolano lo skate park e il film: andiamo su e giù per le rampe, emozionandoci per ogni trick, ma solo fino a quello successivo. Ma, in fondo, le evoluzioni dei personaggi raffigurati da Van Sant continuano ad andare su e giù dentro ad un tubo, come si vede nel film, chiuso (almeno) ad un'estremità da una griglia. Gli adulti quasi non si vedono, come nei Peanuts (e in un certo senso c'è un richiamo alle strip, al fumetto, un mezzo espressivo che va da sempre a braccetto con la sottocultura skate), e allora tocca agli adolescenti mimare il loro ruolo, stare da soli in casa con le loro tristezza e le loro angosce, fare sesso in manierà (già) distaccata, uccidere con immobile leggerezza da un treno in corsa, sebbene in maniera fortuita, ancora una volta.
Fra
mercoledì, dicembre 05, 2007
I Cinepanettoni 2008 (al cinema a dicembre)
(ma lui è più bravo e serio, lo so)
Natale in Crociera di Neri Parenti
Prottt!!!!! (rumore onomatopeico di una puzzetta N.d.R.)
De Sica: Chi è stato?
Siani: aaahhh, san gennaro, alle scialuppe, prima le donne e i bambini...
De Luigi: acciderbole, sarà stata una sirena…
L'Italia tutta, che gli piacciono ste cose: Ahahahaahahahahahaha
Una moglie bellissima di Leonardo Pieraccioni
Prottt!!!!! (idem come sopra)
Gnocca: Leonardo, sei stato tu?
Pieraccioni: Si, sono stato io. Perché rivendico l’autenticità della campagna toscana contro la fredda e danarosa moda dei calendari, è natura vs. cultura, come diceva il Levis.
Gnocca: ah, voi toscanacci, che sagome che siete. Viva i valori della provincia sana. Ti amo.
Bee Movie di Simon J. Smith
Prottt!!!!!
Animatore 1: Cazzo, l’animazione di questa puzzetta sembra una schermata di Arkanoid
Animatore 2: E io che ci ho lavorato 4 mesi assieme ad altri 12 animatori asiatici.
Animatore 1: Magari avessimo a disposizione Digifart, il software sviluppato dalla Pixar per visualizzare le vibrazioni delle puzzette
Animatore 2: Ho visto la scena tagliata di Ratatouille in cui Remy faceva una puzzetta in cucina, ed era epocale.
Animatore 1: abbiamo sbagliato mestiere, andiamo a suicidarci ritualmente mentre guardiamo con ossequio Gli Incredibili
L’età Barbarica di Denys Arcand
Prottt!!!!!
Spettatore 1: ma è una scoreggia, orrore!
Spettatore 2: si, ma l'ha fatta il professore di filosofia teoretica, non può essere solo una scoreggia
Spettatore 1: hai ragione, sarà un’arguta osservazione sui tic della modernità
Spettatore 2: O forse è un modo per spiegare Levinas al pubblico bue.
I due si riaccomodano nella loro intelligente nicchia
Leoni per agnelli di Robert Redford
Prottt!!!!!
Tutti: Sarà stato George W. Bush! (pronunciata molto lentamente)
La bussola d’oro di Chris Weitz
Prottt!!!!!
Spettatore 1: Cazzo, a ogni natale ormai ci toccano animali puccettosi parlanti, ora pure scoreggiano
Spettatore 2: Ma no, il suono era plasticoso, sarà stata la Kidman consapevole di aver gettato ogni possibilità di poter recitare con dignità per i prossimi anni
Prelato in platea: No, orsi bianchi dall’intestino debole, streghe puzzone, è il demonio! Travia i giovani! Il fantasy è Lucifero!
Nerd di varie estrazioni: cazzo, allora il fantasy è contro il potere costituito! Sono un romantico rivoluzionario incompreso
La promessa dell’assassino di David Cronenberg
Prottt!!!!!
Bang, starng, sbaz, sangue, carne e violenza
Viggo Morensen: Così impari.
Critico anni ’90: ah, la poesia del corpo decomposto
Bang, starng, sbaz, sangue, carne e violenza
Viggo Morensen: Così impari.
Il mistero delle pagine perdute di John Turteltaub
Prottt!!!!!
Nicholas Cage: Ah, è la puzzetta di un templare, indica un tesoro nascosto in Turkmenistan
Jon Voight: No, è l’intestino mummificato di un faraone, che indica un segreto nascosto in Antartide
Uno che interpreta a caso un nerd esperto di computer (detto il giovane): No, è la puzza di un alieno che visse al tempo della rivoluzione francese che il governo tiene nascosto tra i templi della Cambogia. È per quello che hanno fatto la guerra in Vietnam.
Nicholas Cage: Andiamo e lo scopriremo, sarà fichissimo
L’amore ai tempi del colera di Mike Newell
Prottt!!!!!
E basta.
manu
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