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domenica, marzo 30, 2008
SO LONG, AND THANKS FOR ALL THE FISH...
Martedì 1 aprile si moltiplicheranno i pesci e si cercherà di parlare di cinema, sciocchezze e pretese culturali. Questa la scherzosa scaletta:
- Un Bacio Romantico, l'atteso film ammerigàno di Wong Kar-Wai, con il bruttino Jude Law, le poco belle Natalie Portman e Rachel Weisz, la per niente bbràava Cat Power e l'altissima Norah Jones.
- Call- center, precarietà, la volgarità dell'Italietta di oggi. In una parola: Tutta la Vita Davanti di Paolo Virzì, una nuova e originalissima commedia, pensate un pò, all'italiana.
Questa settimana il pesce d'aprile più simpa toccherà al giovane Tommaso che per il consueto appuntamento Il Duro Mestiere del Critico, mai così duro, imparerà qualcosa sull'amicizia, l'Afghanistan e il vento visionando con grande voglia e gioia l'attesissimo adattamento cinematografico del libro più bello del mondo, ovvero Il Cacciatore di Aquiloni. Wow.
Cinque posti disponibili. Mandate un pesce telematico a secondavisione@hotmail.com. Non dimenticate, vinella a iosa. E non per scherzo...
La redazione d'aprile
Nella foto: un ascoltatore porta un branzino in via Berretta Rossa
lunedì, marzo 24, 2008
THE ORPHANAGE, Juan Antonio Bayona, 2007
Ne abbiamo parlato molte volte proprio qui su questo blog. Ormai siamo giunti a un punto che una frase come “In Italia manca il cinema di genere”, ha lo stesso valore di massime come “il nuoto è uno sport completo”. Lo sappiamo già tutti e non ci interessa più. E quindi? E quindi, niente. Ci si lamenta che è sempre bello. E se avete bisogno di un motivo in più per lamentarvi ecco a voi - rullo di tamburi - The Orphanage. Inghilterra? Stati Uniti? Toh... Canada? No, lettrici e lettori: Spagna. El Orfanato - questo il titolo originale - è un film horror spagnolo. Certo, non è una novità: i nostri amici che parlano come noi ma con delle esse alla fine, è da tempo che si interessano a questo genere. Fine a qualche anno fa rappresentavano una sorta di isola felice del “cinema de paura”, ma El Orfanato ha qualcosa di diverso. Non stiamo parlando della Filmax, di amici di Brian Yuzna o di Stuart Gordon, di Balaguerò vari. Insomma, El Orfanato non è un piccolo film indipendente che farà la gioia dei soli appassionati, ma grande cinema di genere. Per la precisione horror “barra” ghost story”. Vi ricordate? Fantasmi, porte che si chiudono da sole, scricchiolii che ti tengono sveglio la notte, orribili segreti che riaffiorano... Quelle cose lì. Ingredienti semplici. Quello che serve. QB. Il tutto mescolato a dovere. In una confezione luccicante che è più della metà del tutto. Sì perché poi obbiettivamente se ci si mette a raccontare il film, se prendiamo i singoli elementi e li mettiamo uno in filo all'altro, potrebbero venire fuori mille dubbi, qualcosa potrebbe portarci a riconsiderare il giudizio su questo titolo. Forse non è il caso. Forse conviene farsi abbagliare da quel luccichio cui si faceva riferimento poco sopra. Il merito potrebbe essere dei soldi della Warner Bros, ma molto probabilmente è del nome importante dietro questa produzione: Guillermo del Toro. Uno che ha capito tutto. Uno che non sarà Mann, ma ha un suo gusto personale, un senso estetico e quale che si a il suo apporto un un film – sceneggiatura, regisa, produzione - lo riconosci. E non è poco. El Orfanato ricorda La Spina del Diavolo. Ricorda Il Labirinto del Fauno. Ma è un altra cosa. Ne ha l'aria. Perché anche qui ci sono dei bambini in pericolo, perché anche qui ci sono dei fantasmi che spaventano ma che possono anche essere d'aiuto, perché anche qui c'è la memoria, l'immaginazione e la magia. Se ci aggiungete che Juan Antonio Bayona è un regista che sa come gestire un horror, che è in grado di gestire e costruire ottime sequenze e di spaventare senza per forza di cose ricorrere a “volume a palla!”, il gioco è fatto. Vi renderete conto che per fare ottimo cinema così, basta poco. Che è possibile unire esigenze “commerciali”, con un gusto ben preciso. “Ah, ma signora mia... finché la gente andrà al cinema a vedere il Vaporidis o il Raoul Bova che limona le minorenni...”. Che ve lo dico a fare... Uscirà da noli in sala? Non lo so. Volete aspettare che lo rifaccia negli States un amico di Gore Verbinski? Ecco. Quindi la soluzione è... bravi, 'nduvinato.
Ma mi raccomando! Non rubate mai una macchina.
FEDEmc
domenica, marzo 23, 2008
EASTER SECONDAVISIONE
Puntata di martedì 25 marzo. Scaletta:
- La Banda. Eran Kolirin. Israele vs. Egitto. Mah.
- La Volpe e la Bambina. Luc Jacquet. Ambra Angiolini. Sigh.
- Duro mestiere del critico: Questa Notte è Ancora Nostra. Vaporidis. Argh.
2 posti ancora disponibili. Mail a secondavisione@hotmail.com. Con vinella. Slurp.
Siateci. Yeah.
la sintetica Redazione
Nella foto: due ascoltatori si disputano i posti ancora disponibili
mercoledì, marzo 19, 2008
Ripubblichiamo, oh yeah!
Onora il padre e la madre (Before the Devil Knows You’re Dead) di Sidney Lumet
L’esplosione calcolata e imprevedibile di una famiglia. Imprevedibile perché i due figli, cresciuti, sono di relativo successo (o perlomeno lo erano): Philip Seymour Hoffman è il dirigente di un settore di un’azienda immobiliare, ma cerca soldi per fuggire dall’America – forse per coprire alcune sue malefatte, di sicuro per provare a ricucire il matrimonio. Ethan Hawke è un inetto (direi, un ruolo una carriera), un tempo era di successo (teneva il mondo per le palle) ma ora provato da un divorzio e da altri sfighe, si trova ad avere un disperato bisogno di soldi per gli alimenti.
Il primo è luciferino, l’altro è il fallito che gli vende l’anima. Ma il piano diabolico prevede la rapina alla gioielleria dei genitori di entrambi: una sorta di risarcimento simbolico per il personaggio di Hoffman, sempre attaccato dal padre in quanto il più grande e il più brutto, l’ultima speranza di una vita decente per Hawke.
Ovviamente, tutto va a rotoli in modo sempre più tragico. E devastante. Non c’è pietà: è un mondo cattivo e nero, e la famiglia è il suo cuore pulsante. I due figli architettano assieme il piano, ma Hawke va a letto con la moglie di Hoffman (Marisa Tomei sempre nuda per i primi tre quarti di film). I genitori chiedono fuori tempo massimo il perdono per le proprie colpe, e a nessuno salta anche lontanamente in testa di perdonare.
Ciò che rende ancora di più interessante la parabola dei pezzi che saltano in aria dopo la rapina è la scomposizione in punti di vista e piani temporali diversi intrecciati tra loro, per cui si segue il percorso di ciascuno prima e dopo la rapina: tutto è scritto, ma ognuno ci mette la sua scrittura di cattiveria e incapacità.
Il padre è stronzo solo come gli uomini di altri tempi sanno essere, il figlio (i figli) è squalo/cocainomane/malvagio e ignavo/pasticcione/codardo/scemo, lo spirito santo è il demonio. Amen.
Manu
domenica, marzo 16, 2008
NEL NOME DI SECONDAVISIONE
Martedì 18 marzo la Sacra Famiglia di SecondaVisione vi attende al convivio pasquale a base di Cinema, Sciocchezze e Pretese Culturali. Si predicherà di:
- Onora il Padre e la Madre, grande ritorno del vecchio leone Sidney Lumet con gli apostoli Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke e Albert Finney
- I Padroni della Notte dell'eterna promessa James Gray con i farisei Joaquin Phoenix, Robert Duvall, Mark Wahlberg e la samaritana Eva Mendes
E per il quaresimale appuntamento con Il Duro Mestiere del Critico qualcuno sarà l'agnello sacrificale che si immolerà sorbettandosi Nelle tue Mani di Peter Del Monte. Chi sarà questa povera vittima?
Onorate il Santo Collettivo della vostra presenza sedendovi alla Destra della Papessa mandando un'enciclica a secondavisione@hotmail.com e spezzando il calice della vinella.
La Redazione (Santa Subito)
Nella foto: un ascoltatore vede la Luce sulla via di Berretta Rossa
mercoledì, marzo 12, 2008
[Rec], Jaume Balagueró e Paco Plaza, ESPANA, 2007
Lo dico subito per chiarezza: per me Balaguerò è il male del cinema di genere. Lo trovo assolutamente inconsistente, privo di una qualsiasi idea sia di messa in scena che di scrittura, banale e scontato. E, per quanto questo possa essere un giudizio più che soggettivo, lo dico con tutta la sua filmografia sul groppone. In realtà scopro in questo momento che me ne manca uno, ovvero OT: La Película. Dove OT non sta per Off Topic, cari amici blogger, ma per Operaciòn Triunfo. Quindi direi che non mi manca niente. Un film su Operazione Trionfo... ma come sei messo? Vabbeh. Tornando alla sua filmografia, diciamo così, “ufficiale”: a me sembra di avere davanti un Dario Argento già alla frutta. Senza alcun periodo glorioso alle spalle, ma direttamente bollito. Storie che non stanno in piedi neanche a pagarle, frasi di sceneggiatura che non funzionano scritte, figuriamoci recitate da attori cani, la tendenza allo sbrocco finale e un'attrazione vero il paranormale o l'esoterico che serve solo ed unicamente a giustificare tutto a livello narrativo. Dopo l'esperimento a stelle e strisce Fragile – il film con il massimo grado di “effetto decibel a caso per farvi saltare sulla poltrona” della storia del Cinema – Jaume è tornato a girare con budget più ridotti e in patria. E, con questo REC, ha realizzato il suo film migliore. Mi scoccia dirlo, ma è così. Ah, no. La sua cosa più riuscita è il corto Alicia, ma sono passati anche 14 anni. Probabilmente non se la ricordo più nemmeno lui. Si diceva di [Rec]. Per questa pellicola il regista torna a collaborare con il suo amico Paco Plaza, quello di Operaciò Triunfo (ma come sei messo?) e, annusando un po' l'aria che tira in questo momento in ambito horror, decide di girare un film interamente con camera a mano, facendo finta che siano le riprese di una trasmissione televisiva dal titolo “Mentre Tu Dormi”. La puntata che noi vediamo è dedicata alla vita dei pompieri. L'operatore e la giornalista Angela, decidono di passare una nottata intera insieme ai pompieri di Barcellona. Lo spettacolo in diretta diventa il film. Tempo reale, effetto realtà, soggettiva... quelle robe lì. Ne abbiamo appena parlato per Cloverfield, ne riparleremo si spera tra poco per Diary Of The Dead, quinto capitolo dei Morti Viventi di Romero. (un dubbio: e poi? Poi basta, vero? Non è che adesso chiunque si mette a fare Real TV, vero?) In questo caso il film utilizza l'effetto realtà (forse) per ristrettezze economiche (mettendolo quindi in opposizione con il già citato Cloverfield), ma anche per sfruttare al meglio la storia e il set. In un palazzo del centro, una coinquilina comincia a dare di matto e ad assalire e mordere chi gli si avvicina. Una volta all'interno i pompieri, dei poliziotti, la troupe televisiva e qualche civile verranno isolati dalle forze dell'ordine all'esterno senza aver nessun tipo di spiegazione. Si tratta di un morbo modello rabbia pronto a diffondersi. Se, come si diceva, l'effetto “diretta televisiva” serve a esaltare la scelta di girare un film horror fondamentalmente d'assedio all'interno di un palazzo, d'altra parte risulta invece pessimo (o doppiamente falso) quando si presta a colpi di scena telefonatissimi o ai momenti preferiti di Balguerò: il momento bubusettete. Se già nei film “normali” lo spettatore è già consapevole di cosa c'è dietro quell'angolo buio invisibile nel quadro – ma siamo nel rispetto delle regole e dei luoghi comuni del genere, in questo caso specifico c'è l'aggravante. Qui ti viene da chiederti per quale motivo un operatore tv tenga una sorta di zombie fuori campo, mantenendo uno che ha scritto “sto per fare una brutta fine” in fronte, in centro all'inquadratura, con il collo nudo ben rivolto a una porta sottilissima che lo separa dal pericolo. Tempo uno, due, tre e op! ecco che il simil zombie fa il suo sporco lavoro. Dannato operatore pasticcione! Ma torniamo ai pregi: l'idea di sfruttare uno sviluppo verticale permette al film di avere una sola grossa impennata (vd. il commento dell'amico Supersoul “piovono pompieri”). Tutto qui? Più o meno sì. Aggiungiamoci anche l'inizio del “dramma”, quando ancora le cose non sono chiare e il disordine regna sovrano. Ovvero l'unica parte della pellicola in cui per la prima volta in vista sua Balaguerò riesce nell'impresa di spaventare. Che per un regista di horror non dovrebbe essere un'eventualità. Per il resto siamo in zona mediocrità: qualche sobbalzo ben assestato, ma nulla di più. Meglio non dire niente sulla “soluzione” del morbo che è quantomeno discutibile. La versione italiana, doppiata, fa perdere al film molto, visto che inevitabilmente l'effetto di presa diretta dei suoni va a farsi friggere. Vai Jaume. Ti attendo per un altro filmone!
Per la cronaca: scene di panico in sala. Gente che urla e poi esplode in altisonanti: "ustrega!".
FEDEmc
lunedì, marzo 10, 2008
Grande, grosso e... Verdone, Carlo Verdone ITA 2008
Sono andato insieme alla sezione bolognese del collettivo Seconda Visione a vedere l'anteprima del nuovo film di Verdone, con tanto di Red Ronnie come maestro di cerimonie e Verdone&Gerini in sala. Non mi aspettavo il capolavoro, ma neanche una schifezza simile.
Verdone vorrebbe denunciare la mancanza di stile nel popolo italiano, vorrebbe parlare della volgarità e del cattivo gusto imperante, della mania di riprendere tutto con i telefonini e con le videocamere (ancora!). E ovviamente il pubblico in sala tende in alto cellulari e macchine fotografiche.
Dice che ha rischiato: dobbiamo capire ancora cosa. A parte la faccia, ma si sa...
Verdone vorrebbe fare critica politica e mette l'onorevole-che-va-a-puttane. Vorrebbe fare dello humor nero, e fa sballottare una bara da un impresario di pompe funebri cocainomane. Ma soprattutto vorrebbe fare un film, e invece confeziona, insieme ai suoi coautori, la peggiore sceneggiatura della sua carriera. A dominare le scelte narrative è un "buona la prima", nel senso di prima-idea-che-viene-in-mente. Parlo di scelte e non di snodi, perché tutto scorre piatto come un fiume limaccioso.
Il primo episodio si regge su un solo fatto: che tutti i parenti del protagonista Leo parlano come lui. Fratello e figli hanno la voce nasale dell'imbranato, si fermano a riflettere con lo sguardo perso nel vuoto. Contraltare, la già accennata figura di impresario funebre losco e senza scrupoli. Roba mai vista, eh?
Il secondo episodio, che riprende la figura verdoniana del "logorroico", è quello che presenta qualche sforzo in più di messa in scena. Il professore protagonista è asfissiante e gotico. Certo, per bilanciare questo abbozzo interessante, c'è una storia d'amore gestita come fosse un romance da pubblicità dei cioccolatini. Cioccolatini non di marca, si intende.
Il terzo episodio, una cinquantata di minuti sul cranio, ci fa ritrovare Ivano e Jessica di Viaggi di nozze, secondo la dinamica: sono in crisi, si prendono una cotta per un* altr* (puttana e puttaniere, per la par condicio), si amano. Sottotrama: il figlio coatto Steven si innamora della giovane stagista dell'esclusivo albergo dove stanno. Ammazza, che solidità.
E poco importa se c'è qualche battuta azzeccata, se il secondo finale non è proprio a tarallucci e vino, se Eva Riccobono è bellissima. Non ci siamo, Carlo. Ma tanto, a te che importa? Hai imposto il tuo film sul mercato, 835 copie uscite venerdì. Questa è volgarità (ben premiata, tra l'altro, con 5 milioni 5 di incasso).
Francesco
venerdì, marzo 07, 2008
SECONDAVISIONE AI CONFINI DELLA REALTÀ
Martedì 11 marzo la cruda realtà del nostro paese entrerà negli studi di via Berret ta Rossa. Si parlerà di:
- Biùtiful Cauntri, documentario a base di monnezza, rusco e rumenta.
- Vogliamo Anche le Rose di Alina Marazzi, documentario a base di femminismo, liberazione sessuale e falò di reggiseni.
E per il consueto appuntamento Il Duro Mestiere del Critico il collettivo si è immolato e sorbettato collettivamente Grande, Grosso e...Verdone, documentario a base di coatti, logorroici e timidoni, specchio dell'Italietta di oggi. Ah, che meraviglia...
Ancora 3 posti disponibili. Mandate un documento a secondavisione@hotmail.com e portate vinella in carta bollata.
La sempre simpa Redazione
Nella foto: gli ultimi preparativi prima della puntata di martedì
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