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Seconda Visione, cinema, sciocchezze e pretese culturali. Ogni martedì dalle 2230 alle 0030 su Città del Capo - Radio Metropolitana 96.3 e 94.7 MHz Bologna
Luciana Tommy FEDEmc Manu Paolo Fra

 

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sabato, maggio 17, 2008
 

In viaggio con Seconda Visione

Martedì 20 maggio 2008. Programma della gita.

1a tappa: In Bruges, di Martin McDonagh. Dimenticatevi la noia del Belgio: passate un paio d'ore con Colin Farrell e Brendan Gleeson!
2a tappa: Gomorra, di Matteo Garrone. Un viaggio duro, ruvido e pericoloso. Guida consigliata: il libro di Roberto Saviano.
3a tappa: Alla scoperta di Charlie, di Mike Cahill. Seguite Tommaso nel suo "duro mestiere" insieme a quel pazzeriello di Michael Douglas.

Ritrovo ore 22,30 negli studi di Via Berretta Rossa: per prenotarsi basta una mail a secondavisione@hotmail.com.

La redazione - tour operator

Nella foto: il pullman di Seconda Visione pronto a caricare i suoi ospiti.

postato da secondavisione | 13:19 | commenti (1)


sabato, maggio 10, 2008
 

La ferrea scaletta

Martedì 13 maggio, duri e puri come l'acciaio, parleremo di:

- Iron Man di Jon Favreau, con Robert Downey Jr: fumetti e Black Sabbath, ma che vogliamo di più?
- Cargo 200 di Aleksej Babanov, con Aleksej Polujan: un film potenzialmente interessante sugli ultimik giorni dell'URSS, o i primi sintomi della fine della stagione cinematografica?
- Carnera - The Walking Mountain, di Renzo Martinelli, con Andrea Iaia: si prospetta come uno dei duri mestieri più tremendi della storia...

Venite in studio, nonostante la tentazione di stare in piazza: portate la chitarra e la vinella da noi, prenotatevi mandando una lettera elettronica a secondavisione@hotmail.com.

La redasiùn

Nella foto: uno dei conduttori di Seconda Visione sul set del film su Carnera

postato da secondavisione | 13:34 | commenti (4)


giovedì, maggio 08, 2008
 
Giudizi buttati là
 
Juno di Jason Reitman
 
Professionale, scritto bene, fa ridere, emozionare, in una parola paraculo. In un universo armonico dove conflitto, disagio, emarginazione sono banditi, e tutti sono fighi. Più vicino ai Teletubbies che a Gus Van Sant, più vicino a Susanna che ai Tenenbaum. Praticamente il demonio. Ma nel mondo ogni “tendenza” nasce in periferia, diventa centro, e poi muore nel dimenticatoio.. Ecco, Juno è il punto in cui si comincia a cadere.
 
 
John Rambo di Sylvester Stallone
 
Rambo fa a pezzi gli anni 90 e quelli che pensano che gli anni 80 fossero fichi. È stato difficile avere come padre fantasmatico Stallone, lui ha almeno avuto Crenna, che ti diceva “Vai, uccidi. Fallo perché è giusto”. Noi ci ritroviamo con Stallone che dice “Vai avanti a guardia abbassata e prendine una cassa. L’importante è che ti rialzi ogni volta”. Insomma, ho visto lezioni di vita più pratiche. Ma noi ti amiamo lo stesso, babbo.
 
 
Tutta la vita davanti di Paolo Virzì
 
Virzì continua a fare l’amaro apologo della fine del popolo, della piccola borghesia e dei suoi ideali di miglioramento. Con tono grotteschi e disperati e solo con qualche piccola sbavatura. Con più palle si poteva fare un film incredibile, ma è ottimo lo stesso. Solo l’ideologia giornalistica, impostata su griglie for dummies di idee sorpassate già quando Zoff giocava a scopa con Pertini, e il referenzialismo lo condannano.
 
 
The Darjeeling Limited di Wes Anderson
 
Anderson esce dalla maniera stanca di Zissou, e innova il suo stile della narrazione, mantenendo la coerenza di fondo. Insomma, mostre di avere ancora qualcosa  Non trascinante, ma qualcosa di buono, molto buono e realmente dispari. Bravo, si temeva per la sua maturazione.
 
Iron man di Jon Favreau
 
Dopo Spiderman 2, il miglior film di supereroi fatto negli ultimi anni. Ben costruito, Downey jr in palla, leggermente più adulto, fa ridere, l’azione è rara ma strepitosa. Aaaiiron maaaan ta ta tatatata tatatatatata.
 
Colpo d’occhio di Sergio Rubini
 
Inguardabile. Adrian Scala andrà a infestare gli incubi di tutti gli autori che hanno qualcosa di parecchio intelligente da dire. Se vedete un film con metafore malriuscite, gridate "Adrian Scala!" per tre volte e il film svanirà.
 Rubini prova a fare il thriller anni 70. Non gli riesce. Scamarcio prova a trascinare il pubblico. Non ci riesce. Vittoria Puccini nuda. Ci riesce.
 
La zona
 
Bello, teso, pessimista. Cinema politico aggiornato al passare dei tempi.
 
manu
manu
postato da secondavisione | 11:10 | commenti (8)


martedì, maggio 06, 2008
 

Dall'inviato ormai tornato

Mister Lonely, di Harmony Korine, GB, IRL, FRA, USA 2006

Eravamo rimasti al Korine regista e sceneggiatore di film-mazzata più o meno gratuita: Gummo, Julien Donkey Boy e Kids, per fare dei nomi. Fa quindi strano ritrovare Korine alle prese con una storia, anzi, con due storie fra il tenero e il surreale. La prima, quella principale, racconta di impersonificatori: non sono dei sosia, ma delle persone che si comportano e si vestono proprio come i personaggi famosi a cui si ispirano. In particolare seguiamo Michael Jackson (Diego Luna) che sbarca il lunario a Parigi facendo spettacoli a base di mossette, urletti, moonwalking e mani sul pacco. Lì (a Parigi, non sul pacco) incontra Marylin Monroe (Samantha Morton, che ancora una volta ci regala un’interpretazione fantastica), che lo convince a seguirlo in una comune nelle Highlands scozzesi, in cui vivono il Papa, i tre marmittoni, Abramo Lincoln, Charles Chaplin, Shirley Temple e svariati altri impersonificatori. La comunità vive preparando un grande spettacolo che dovrebbe coinvolgere gli abitanti del paesino presso il quale vivono.

A questa storia Korine affianca quella di un gruppo di suore missionarie dell’America centrale, guidate da un prete (Werner Herzog, ancora una volta attore per Korine), che scopre per caso che con la fede le suore possono volare e iniziano a gettarsi da un aereo. Il miracolo sta per essere mostrato in Vaticano, ma…

Non voglio rovinarvi la sorpresa, ma avete capito che questo film parla di solitudini e fallimenti. Nel toccare questi temi, però, Korine ha un modo ironico e dolce, ben lontano – per fortuna – dalla volontà di scandalizzare a tutti i costi dei suoi lavori precedenti. Le storie, che per ammissione dello stesso regista – incontrato alla fine del film, oh yeah! – non hanno nulla in comune, e sono entrambe girate in 35mm, ma una con taglio più documentaristico (quella delle suore), sono narrate con partecipazione, senza sarcasmo e senza quella spocchia che a volte ha penalizzato parti o interi film di Korine. Insomma, scaricatevelo, nell’attesa che arrivi in Italia e venga come al solito ucciso dal doppiaggio.

Francesco

postato da secondavisione | 21:53 | commenti (1)
 
Amici...
questa mattina avevo scritto il post con la scaletta di questa sera ma non so se il fato avverso le condizioni meteo la situazione mondiale incerta i mercati fluttuanti hanno fatto si che non comparisse...Me ne sono resa conto solo in questo momento...Così col capo cosparso di cenere faccio l'annunciaziòannunciaziò. Questa sera a Secondavisione cinema sciocchezze ee pretese culturali, per l'ultima volta in formazione ridotta (il nostro  Le chien è tornato dalle Americhe e ci ha portato la cioccolata e i portoballi), si parlerà di

THE DARJEELING LIMITED
, del grande Wes Anderson,treni, fratelli un po' coltelli, India, set di valigie griffate e limonate dolci

RACCONTI DA STOCCOLMA
, di   Anders Nilsson , violenze tra le mura domestiche sotto la superficie opaca e tranquilla della provincia nordeuropea.Premio Amnesty International all'ultimo Festival di Berlino

E per il duro mestiere si torna or ora dalla visione di THE HUNTING PARTY, di Richard Shepard, con Richard Gere nei panni di un convincentissimo(......) inviato di guerra.

Che altro? Scrivete....vabbò se volete venire suonate in via Berretta Rossa :)
E se vi resta posto in valigia portatece a vinella

La tarda redazione
postato da secondavisione | 20:25 | commenti (2)


sabato, maggio 03, 2008
 
Dal vostro inviato

Smart People, di Noam Murro, USA 2008
Qui negli USA, da dove vi scrivo, Ellen Page è l'attrice più quotata del momento. L'avevamo capito anche noi, dopo il successo di Juno ("Best movie of the year!" dicono qui: esagerati). Il punto è che la Page ha un sacco di film in uscita. Tra cui questo, diretto da questo produttore di origini israeliane, che ha portato il film al Sundance. Ed ecco la parola magica grazie alla quale avete già capito tutto: un professore universitario di inglese (Dennis Quaid invecchiato, bolso e antipatico) vive con il figlio (in perenne ombra paterna) e con la figlia (la Page, appunto), giovane, carina e repubblicana. Gli piomba in casa il fratello adottivo, un Thomas Haden Church strepitoso, proprio mentre, per un incidente gli viene vietato di guidare. In ospedale incontrerà una dottoressa, sua ex studentessa (Sarah Jessica Parker - aaaargh!), grazie alla quale riscoprirà l'amore, l'insegnamento, le belle stagioni, il profumo dell'aria, la carriera, la vena creativa, lo splendore delle piccole cose, eccetera, eccetera, eccetera.
Che poi, in sè, il film è anche gradevole. Ma che palle questi percorsi salvifici, tutti uguali. Per fortuna che i personaggi - Parker a parte - sono belli e interpretati bene, e che alcuni scambi di battute siano davvero efficaci. Ma il bollino Sundance vince tutto.

Standard Operating Procedure, di Errol Morris, USA 2008
Di ben altra fattura è l'ultimo film di Errol Morris, presentato a Berlino a gennaio. Partendo dalle foto delle sevizie e torture di Abu Ghraib di qualche anno fa (ricordate? L'uomo con i fili attaccati alle mani e il cappuccio in testa, la piramide di prigionieri nudi...), Morris fa scaturire una riflessione profonda su temi altissimi quali la giustizia, le procedure militari, il rapporto tra realtà e rappresentazione della stessa. Come al solito, il regista fa parlare le persone coinvolte nel caso, mostrando risposte a domande precise, ma stando ben lontano dalla sottile forma di coercizione di Michael Moore, per fare un esempio. Grazie ai diretti interessati, a esperti di intelligence militari, a investigatori, il risultato non è avere delle risposte su quello che è successo nella prigione irachena, ma farsi delle domande precise, la cui risposta è difficilmente univoca. Un documentario (che usa ogni tanto, a fini di dramatization, brevi frammenti di fiction) durissimo e spietato: pensate che quello che viene fuori dai soldati intervistati è che, alla fine, la vera cosa stupida che hanno fatto è stato scattare quelle foto.
Una nota di costume: ho visto il film il primo giorno che è uscito negli USA, in una sala storica e "intellettuale" di Manhattan, allo spettacolo "di punta". Beh, la sala non era piena. Non so, ci sono rimasto male.

Francesco
postato da secondavisione | 17:58 | commenti (5)